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Combattiamo la crisi innovando con processi smart

città: - pubblicato il: - ultima modifica: 18 Luglio 2012

Dall’assemblea annuale di Anie spunti per uscire dalla crisi. Come? Investendo nelle tecnologie verdi e intelligenti!

“Siamo abituati alla parola crisi” ironizza Claudio Andrea Gemme alla sua prima assemblea generale dopo circa 10 mesi di incarico come presidente di Confindustria Anie “Avremmo voluto cancellare il termine, ma a questo punto non si può fare altro che conviverci al meglio”.

Innovazione, ricerca e sviluppo sono le risorse principali per sopportare “provare” a navigare la crisi con il vento in poppa. Lo suggerisce proprio un recente sondaggio svolto dall’Anie che ha mappato la situazione legata agli “stati d’animo” e alle strategie degli investimenti dei propri associati.

E circa il 30% del campione (coinvolte circa 150 imprese) ha dichiarato che il principale fattore anti-crisi è legato alla pianificazione di innovazione, ricerca e sviluppo. Il che significa anche tentare nuove strade ricercando nuove nicchie di mercato (ci crede il 7,4%) internazionalizzandosi e riorganizzandosi (entrambe le scelte sono credute valide per il 5;6% del campione).

Ovviamente anche la voce “contenimento costi” fa ancora capolino (ci sono ancora spazi riorganizzativi?) nelle strategie delle aziende intervistate: il 24,1% interviene proprio su questo asset.

Ma Anie con le 1.271 aziende associate che in media investono il 4% del fatturato in R&d ha ben in mente un nuovo percorso. La federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche che ritiene di essere “la casa delle tecnologie” – sono parole di Gemme – sta puntando a suggerire modelli di sviluppo “smart” coinvolgendo i settori del building, dell’economy, dei trasporti, dell’energia.

“L’ottica smart significa modelli sociali, imprenditoriali ed economici nuovi che le istituzioni devono adottare” punta il dito Gemme. Tutto ciò significa anche nuovi modelli di partnership e investimenti. Tra pubblico e privato. “Non chiediamo un grande piano di opere pubbliche” chiosa Gemme “ma una grande piano di manutenzione sulle reti infrastrutturali. Mantenere strade, building e reti in ottica di riqualificazione energetica. La casa italiana consuma 150 kWh (in Germania 70kWh). Consumi che quindi si possono ridurre di un buon 50%”.

51 miliardi di euro. È quanto possono incubare gli interventi in efficienza energetica nei settori produttivi dell’edilizia al 2020 come afferma un recente ricerca Ires. 24 ricadrebbero sul mondo dell’edilizia green, 27 miliardi sarebbe la quota parte legata all’adozione delle tecnologie tra cui motori e inverter, pompe di calore caldaie e condizionamento, cogenerazione illuminazione…

Una bella cifra che al 2020 significherebbe anche un aumento di occupati di 311mila unità.

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