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La tecnologia a protezione dei campi fotovoltaici

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Foto di anncapictures da Pixabay

Una delle questioni aperte a riguardo del fotovoltaico, tralasciando l’aspetto finanziario del ROI e degli incentivi fiscali che non bastano mai, è quello della messa in sicurezza dei grandi parchi fotovoltaici, ma anche dei più modesti installazioni vittime, molto spesso, di professionisti del furto a cui non sembra vero di avere a disposizione una distesa incontrollata di pannelli fotovoltaici di cui disporre.

Il fenomeno però non è solo italiano: secondo i calcoli dell’Enea infatti, a livello mondiale, i furti di pannelli e inverter corrispondono a circa il 5-7% del venduto. Solo a dicembre 2010 i danni derivanti da questi furti ammontavano a circa 200 milioni di euro, il doppio rispetto al 2007.

Già oggi le assicurazioni offrono polizze all risk, spesso richieste dalle banche alla richiesta di un finanziamento, che però costano in media 20-25 euro all’anno per ogni kW assicurato.

Inoltre, con l’aumentare del volume di energia generato dai parchi fotovoltaici, in un futuro molto prossimo, sarà necessario garantire il funzionamento di queste installazioni anche dal rischio terrorismo.

Ecco quindi che la cosa migliore da fare è dotarsi di opportune apparecchiature di sorveglianza. Come quelle di Hesa, per esempio, che propone una gamma di sistemi e dispositivi antifurto, antintrusione e di videosorveglianza integrabili, in grado di proteggere 24 ore su 24, anche in condizioni ambientali particolarmente critiche, qualsiasi parco fotovoltaico.

Tra i nuovi prodotti ci sono i rivelatori a infrarossi Optex Redwall e Optex Redscan a scansione laser, le barriere a microonde HE 400, per la protezione perimetrale anche di superfici molto estese. Infine con le telecamere termiche Flir è possibile effettuare un controllo video costante anche in remoto. Il sistema Veltralux, costituito da cavi speciali a fibra ottica plastica, grantiosce poi la sicurezza delle trasmissioni video dei dati e delle immagini, anche su lunghi percorsi.

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