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RAEE in carcere: a Ravenna nuove opportunità eco-sociali

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

Coniugare ambiente, sociale e lavoro non è cosa da poco ma è estremamente importante per persone che di questi tre elementi hanno assoluto bisogno: siamo parlando dei detenuti per i quali, grazie a questo progetto, il web diventa occasione di reinserimento sociale ma anche lavorativo.

Ci riferiamo al nuovo sito del progetto RAEE in Carcere, promosso da Techne, Amministrazione penitenziaria dell’Emilia Romagna, consorzio Ecolight ed Hera con il sostegno della Regione Emilia Romagna.

A “Fare i conti con l’ambiente” la fiera di Ravenna è stato infatti presentato il nuovo sito www.raeeincarcere.org, che non è soltanto un portale per far conoscere le attività del progetto, ma è prima di tutto occasione di reinserimento sociale per alcuni detenuti delle carceri di Bologna, Ferrara e Forlì.

Dopo la fase sperimentale il progetto RAEE in Carcere è partito ufficialmente tre anni fa: 11 persone svantaggiate in esecuzione penale sono state impiegate nello smontaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) nei laboratori gestiti dalle cooperative sociali Gulliver, IT2 e Il Germoglio rispettivamente a Forlì, Bologna e Ferrara.

Da questa esperienza è nata l’iniziativa per il web che ha trovato il supporto della Regione Emilia Romagna e il sostegno anche finanziario del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria di Bologna, del consorzio per la gestione dei RAEE Ecolight e di Hera.

Le agenzie di formazione Techne Forlì-Cesena e Cefal Bologna curano la formazione dei detenuti che si occupano della gestione dei contenuti del sito, offrendo gratuitamente anche i supporti informatici.

“In prospettiva, ci proponiamo di coinvolgere tre persone in esecuzione penale, una per ogni territorio, non solo per il mero aggiornamento del sito, ma motivandoli in un ruolo di responsabilità nel diffondere il valore del progetto e nel proporre nuove iniziative di comunicazione sociale” spiega Lia Benvenuti, direttore di Techne, agenzia cui è stato affidato il coordinamento del progetto.

“È importante individuare soluzioni e percorsi efficaci per promuovere e incrementare l’inclusione sociale e lavorativa delle persone detenute ed in misura alternativa” spiega Pietro Buffa, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria dell’Emilia Romagna “oltre al fatto che una detenzione caratterizzata da un impegno lavorativo ha conseguenze meno destrutturanti ed effettivamente più responsabilizzanti per le persone che le vivono”.

Agli importanti risvolti sociali ed economici vanno aggiunti gli indubbi benefici per l’ambiente e le positive influenze che un progetto del genere promuove.

“Alimentare il circuito delle informazioni sul corretto recupero dei rifiuti elettronici è fondamentale per riuscire a migliorare la qualità del nostro ambiente” aggiunge Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE “Il portale permette di dare ulteriore visibilità al progetto in modo che si possa innescare un circuito virtuoso a tutti gli effetti”.

Come si sa i RAEE sono rifiuti ad alto valore aggiunto e che hanno un tasso di crescita molto elevato in una prospettiva futura; nonostante la tossicità e la pericolosità di alcune delle sostanze che li compongono, dal loro recupero è possibile ottenere importanti materie prime.

“Andiamo a ribadire la ricaduta sociale dei servizi ambientali” osserva Roberto Barilli, direttore generale di Hera “Il Gruppo ha promosso, sostenuto e co-finanziato fin dalle origini il progetto per le sue valenze sociali e ambientali. L’iniziativa sul web ci permette non solo di ampliarlo, introducendo anche nuove professionalità, ma anche di renderlo sempre più un progetto-modello”.

“Oggi RAEE in Carcere può dimostrare di essere un patrimonio importante di best practice di responsabilità sociale e tutela dell’ambiente” dice l’assessore all’Ambiente della Regione Emilia Romagna, Sabrina Freda “È un progetto unitario sviluppato su tre diversi territori e fatto di alleanze tra molteplici soggetti – cooperative e imprese, istituzioni amministrative e penitenziarie, enti di formazione – che può e deve guardare a nuovi traguardi per ampliarsi e diffondersi”.

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