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Mobilità sostenibile: così cambiano le città

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Foto di anncapictures da Pixabay

Durante A tuxtu ci si è anche chiesti: ma se l’auto elettrica sarà la chiave della mobilità del futuro, come cambieranno le città che le ospiteranno? Dopo gli esempi di cui hanno parlato direttamente gli enti locali presenti al convegno è la volta del parere degli esperti.

arch. StramandinoliL’architetto Michele Stramandinoli, urbanista dell’Inu di Bolzano è stato schietto: “La colonnina di ricarica delle auto sarà presto una nuova commodity” ha dichiarato sottolineando come ci abitueremo presto a vederle in giro, di tutte le fogge (come quella proposta da Lampionet, un lampione che permette anche di ricaricare la batteria di due o quattro ruote), per le nostre strade e presso i condomini e accanto alle classiche pompe di benzina.

“Secondo alcune previsioni” riporta l’architetto “il 31% delle nuove colonnine saranno acquistate dagli enti pubblici e ben il 34% dei clienti sarà residenziale, mentre il restante saranno le aziende. Proprio le aziende avranno un ruolo strategico fondamentale come early adopter: i primi clienti a installare le nuove colonnine saranno soprattutto le grandi società operanti nei settori delle telecomunicazioni, dell’ambiente, del car-sharing e del noleggio. In Italia le previsioni sono di 67.000 punti di ricarica installati entro il 2015”.

Eppure la scintilla non è ancora scoccata… infatti, nonostante le prospettive sembrino rosee, al settore delle auto elettriche manca ancora una decisa svolta, anche se dal punto di vista legislativo, il recente Decreto Sviluppo ha introdotto importanti novità per la mobilità elettrica.

Per esempio l’obbligo di dotare i nuovi edifici pubblici di colonnine elettriche e di “tollerare” l’installazione di colonnine di ricarica nei condomini. Chiaramente, al pari dell’offerta di colonnine dovrà crescere anche la domanda di auto elettriche: ma per una famiglia l’acquisto di una vettura elettrica è un investimento conveniente?

Nicola BarbiPer rispondere a questo quesito, Nicola Barbi di GreenPlanner ha fatto alcuni conti: il costo minimo di un’auto elettrica è di due-tre volte quello di un’auto di pari grado. Seppur il prezzo di un pieno di elettricità è di soli due euro, il differenziale nel costo di acquisto è ancora troppo alto per giustificare economicamente l’investimento. Servirà una collaborazione nella ricerca tra pubblico e privato per fare abbassare il prezzo?

Dal gennaio 2013 entreranno in vigori i nuovi incentivi per la sostituzione delle auto con dieci anni di vita, con un risparmio tra i 2.000 euro per i nuovi veicoli con emissioni di CO2 al km minori a 120g, ai 5.000 euro per le auto elettriche, con emissioni minori di 50gCO2/km: a conto fatti, però, l’incentivo appare ancora troppo basso per colmare il differenziale di costo tra un’auto tradizionale e una elettrica.

ing. Crespi - AnieIn realtà, come spiegato da Matteo Crespi del gruppo E-Mobility costituitosi in senso alla Federazione ANIE, i nuovi incentivi vanno a soddisfare gli obblighi a livello europeo: un regolamento comunitario del 2009 fissa l’obiettivo da conseguire in termini di emissioni medie del parco auto in circolazione, che dovranno arrivare a 130gCO2/km entro il 2015 e 95gCO2/km al 2020.

Da ciò la necessità di cambiare le vetture con oltre 10 anni, che sono le più inquinanti. Per il resto l’industria è in moto: normative e soluzioni sono già pronte.

E il gruppo E-Mobility di Anie in pochi mesi dalla sua costituzione sta portando avanti tematiche tecniche e strutturali legate alla mobilità elettrica in ottica di sviluppo sulla base delle linee guida del programma Trasporti 2050 delineato dall’Unione europea che prevede in primo luogo di ridurre del 60% le emissioni di CO2 derivanti dai combustibili fossili impiegati nei trasporti.

Altra indicazione rivoluzionaria è data, sempre entro la metà del secolo, dalla circolazione nei centri urbani europei dei soli mezzi ecologici. Ciò implica un deciso ripensamento rispetto alle tradizionali modalità di spostamento.

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