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Recupero imballaggi, evitare sprechi e danni all’ambiente

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Foto di anncapictures da Pixabay

Migliaia di metri di imballaggi nuovi, ma inutilizzabili, mandati al macero. Ecco uno dei problemi, anche costosi, con cui hanno a che fare tante aziende, costrette a stampare enormi bobine di incarti per i loro prodotti che spesso diventano obsolete prima di poter essere utilizzate.

Gli imballaggi vengono stampati in anticipo, per essere a disposizione delle linee di produzione, ma poi cambiano le leggi sulle etichette, i colori del marchio, oppure il marketing decide di rinnovare la grafica del prodotto: questi sono soltanto alcuni dei motivi che portano allo spreco degli imballaggi.

In provincia di Milano, a Lainate, c’è però un’azienda specializzata nel recupero di questi materiali: ogni anno, infatti, la Rotoprint ne recupera 18.000 chilometri grazie a un sistema di sovrastampa a registro in rotocalco, brevettato internamente, in grado di modificare ogni tipo di packaging.

“Un tempo il destino di questo materiale era la discarica, ma oggi non è più pensabile tenere un atteggiamento del genere” commenta Gian Carlo Arici, proprietario e ideatore del sistema di recupero “i costi di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti sono aumentati, così come i costi di produzione del nuovo materiale. E poi, per fortuna, una coscienza ambientale sempre più diffusa, anche fra gli imprenditori, rende intollerabile un tale spreco. L’idea è nata per soddisfare la richiesta di un produttore che voleva correggere il prezzo riportato su un incarto di ravioli”.

Il materiale vecchio può essere totalmente trasformato con l’inserimento di nuove grafiche oppure mediante un procedimento di metallizzazione. Un modo semplice e innovativo per recuperare tonnellate di materiale in giacenza nei magazzini. E anche l’ambiente ringrazia.

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