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Power-One, a proposito di lavoro e conto energia

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Foto di anncapictures da Pixabay

Power-One, azienda multinazionale che realizza soluzioni per la conversione e la gestione della potenza nel campo delle energie rinnovabili e green, ha assunto 100 persone in un anno e sarebbe pronta a dare altro lavoro ma…

…ci sono nome e procedure che non lo permettono.

Dopo la dichiarazione di Averaldo Farri, consigliere delegato dell’azienda toscana, abbiamo voluto capire meglio la sua posizione e fare chiarezza sul problema del lavoro in Italia nel settore delle rinnovabili.

“Vorrei assumere lavoratori a tempo indeterminato ma sono costretto a prendere lavoratori interinali, non posso fare diversamente con la legge attuale. Il V Conto Energia, entrato in vigore il 27 agosto, ha bloccato il mercato, così noi, che pure siamo il secondo produttore al mondo di inverter fotovoltaici, ci siamo trovati con un mercato nazionale tagliato di due terzi dalla sera alla mattina. E non possiamo farci nulla”.

“Negli ultimi dodici mesi Power-One ha assunto cento persone a tempo indeterminato, buona parte delle quali provengono dal lavoro interinale. Un eccezione rispetto al trend del mercato del fotovoltaico e considerando le scelte politiche dell’attuale Governo”.

Inutile nascondere che il mercato del lavoro in ambito fotovoltaico sta faticando: oltre centomila contratti lavorativi sono a rischio e i numeri crescono leggermente se si considera anche l’indotto. Colpa della crisi o il V Conto Energia ha contribuito a questa situazione?

Quali sono i problemi che a vostro avviso il V Conto Energia ha introdotto?

“Il V conto energia ha contingentato il mercato perché ha messo a disposizione una quota di denaro che copre un fabbisogno di 600-700 MW totali ogni sei mesi, limitando il campo di operatività delle aziende che si sono viste assegnare sì incentivi ma limitati a un perimetro economico rigido e non ampliabile. In secondo luogo il Decreto ha introdotto una burocrazia feroce, complicata e dispendiosa che ha limitato ulteriormente la possibilità degli operatori di beneficiarne, infatti il tetto di incentivi assegnato dal conto energia al primo registro, non è stato completamente esaurito, cosa mai successa prima”.

Non sarà anche una difficoltà dovuta alla crisi generale in Italia e in Europa?

“Fino a tutto luglio di quest’anno il mercato è stato buono per le imprese del fotovoltaico; poi c’è stato via via un rallentamento del business fino ad arrivare a un settembre nero. Questa frenata quindi non è legata unicamente alla crisi ma è da attribuirsi agli effetti del V Conto Energia”.

Quale dovrebbe essere dunque la ricetta per la crescita?

“Come produttori di fotovoltaico avevamo chiesto regole diverse, non l’istituzione di un registro. Si poteva seguire la strada di incentivi anche molto bassi, ma si sarebbe dovuta adottare, in parallelo, una politica industriale per il settore. Si poteva introdurre una regolamentazione della vendita diretta dell’energia elettrica attraverso contratti tra soggetti privati; si poteva anche porre maggiore attenzione sull’autoconsumo, aumentando la quota in potenza per la quale l’autoconsumo è possibile. Questo avrebbe anche aiutato a stimolare le nuove tecnologie per l’accumulo. Insomma, agendo su politiche industriali e non sul mero incentivo si sarebbe potuto stabilizzare il mercato ed evitare di limitarlo”.

Chiaro, sulla linea di quanto hanno già dichiarato con forza i produttori della filiera del fotovoltaico e le loro associazioni. La palla adesso passa al Governo affinché, per il prossimo futuro, prenda atto della situazione e accolga anche le indicazioni che vengono da chi lavora sul campo.

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