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Cosa è successo alla criosfera nell’estate 2012?

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Foto di anncapictures da Pixabay

I satelliti della Nasa hanno registrato quanto è successo durante il luglio 2012 documentando come l’intera Groenlandia sia stata sottoposta a fusione per più giorni consecutivi e come, in agosto, si sia toccato il minimo storico della copertura di ghiaccio marino dell’Artico.

Cosa è successo quindi ai nostri ghiacciai? Una risposta all’interrogativo arriva dal laboratorio a cielo aperto Dosdé-Piazzi, il bacino glaciale valtellinese che è stato attrezzato nel 2007, grazie a Levissima, con strumenti che rilevano le condizioni meteorologiche, la fusione glaciale, i relativi effetti sui torrenti d’alta quota e il permafrost, o ghiaccio nascosto nella roccia e nel suolo.

Gli studi condotti dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, guidati dal professor Claudio Smiraglia e dalla dottoressa Guglielmina Diolaiuti, hanno rilevato nell’estate appena trascorsa temperature massime superiori ai 15°C sui ghiacciai alpini, a oltre 2.850 metri di quota, e volumi d’acqua compresi tra 50.000 e 160.000 metri cubi riversati al giorno nei torrenti d’alta quota a seguito della fusione di ogni ghiacciaio.

“Nell’estate 2012 la fusione è stata intensa” spiega il prof. Smiraglia “e ha quasi raggiunto i livelli registrati nell’estate 2003. Il ghiacciaio Dosdè Orientale ha visto lo spessore della lingua assottigliarsi di oltre 3 metri nei settori inferiori e di poco meno di 2 metri nelle zone superiori. Se pensiamo di estendere questa perdita a superfici glaciali di diverse migliaia di metri quadri, si ottengono facilmente volumi superiori ai 50.000 metri cubi di acqua rilasciata al giorno per ghiacciaio, che possono salire a 160.000 metri cubi nel caso dei ghiacciai di grandi dimensioni”.

Non si tratta però di una vera perdita, infatti, l’acqua rilasciata dalla fusione finisce nei torrenti dove diventa disponibile per i sistemi ecologici di alta montagna o da dove viene trasportata per confluire nei grandi fiumi di pianura, mitigando così le magre estive.

La criosfera quindi riveste un ruolo fondamentale come riserva di acqua che diviene disponibile in estate a seguito della fusione. È però indubbio che queste perdite comportino una riduzione degli apparati glaciali alpini che negli ultimi anni hanno difficoltà a rigenerarsi.

Quali sono state dunque le cause della fusione del ghiaccio nell’estate appena trascorsa e della conseguente crisi della criosfera?

L’elevata temperatura dell’aria ha determinato l’intensa fusione dei ghiacciai nei mesi di luglio e agosto sulle Alpi, così come in Groenlandia. La stazione meteorologica Levissima, afferente alla prestigiosa rete Share e posta a 2.850 metri di quota, ha rilevato nei due mesi più caldi del 2012 temperature medie giornaliere quasi sempre superiori agli 0°C – con medie intorno ai 7°C e massime di oltre 15°C – portando quindi il ghiaccio alla fusione; durante la notte inoltre, la temperatura è raramente scesa sotto zero, fatto che ha impedito ad almeno una parte dell’acqua fusa durante il giorno di rigelare.

“Infatti” spiega la dott.ssa Diolaiuti “in soli 8 giorni, tra luglio e agosto, la temperatura minima sul ghiacciaio è scesa sotto gli zero gradi, per i restanti 53 giorni si sono registrate temperature minime sempre positive e quindi fusione continua”.

Le condizioni di caldo eccezionale del 2012 hanno comportato una fusione fino al 30% superiore rispetto alle medie del recente passato e quindi rilasci di acqua non trascurabili per i ghiacciai del gruppo Dosdè-Piazzi e delle Alpi in generale.

Quest’estate, avversa per il glacialismo, rientra in una riduzione in atto da diversi decenni: i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano insieme ad alcuni esperti del Politecnico di Milano hanno dimostrato come, analizzando i ghiacciai del Gruppo Dosdè-Piazzi tramite foto aeree nel periodo 1954-2007, i ghiacciai di questo settore delle Alpi si siano ridotti del 50% nell’ultimo mezzo secolo e come la riduzione sia stata molto più intensa nell’ultimo periodo.

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