Home News Fotovoltaico, per IFI serve tutela per le aziende nazionali

Fotovoltaico, per IFI serve tutela per le aziende nazionali

sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Anche a Ecomondo il comitato IFI ribadisce le sue posizioni critiche riguardo il V Conto Energia – con cui il mercato è paralizzato e il settore industriale è a rischio chiusura – e auspica interventi di tutela e di promozione delle industrie nazionali affinché il fotovoltaico abbia un futuro in Italia.

La paralisi del mercato causata dal Conto Energia si riflette infatti sulla continuità di impresa delle industrie nazionali impegnate nella realizzazione dei componenti principali: celle, moduli, inverter.

Secondo Alessandro Cremonesi, presidente IFI “oltre la metà delle aziende associate hanno le linee produttive ferme, segnale che il V Conto Energia, in vigore dallo scorso 27 agosto, ha generato il fermo della domanda, con una ripercussione drammatica sul comparto industriale nazionale, attraverso condizionamenti burocratici eccessivi (l’obbligo di ricorrere al meccanismo del Registro per impianti sopra i 12 kW), l’aleatorietà degli investimenti (graduatorie a numero chiuso e apertura dei Registri ogni sei mesi), il blocco del credito e il crollo verticale degli incentivi stessi. A questo si aggiunge una situazione insostenibile generata dalle continuative e aggressive pratiche di dumping da parte dei produttori /importatori cinesi, per le quali attendiamo con fiducia, tempestività e incisività da parte della Commissione Europea nella sua azione investigativa aperta lo scorso settembre”.

Il V Conto Energia si ripercuote anche sull’occupazione perché circa 2.000 posti di lavoro qualificato dell’industria nazionale delle componenti celle e moduli – sono le parole di Cremonesi – sono gravemente minacciati tanto che diverse industrie hanno dato inizio a procedure di liquidazione e/o di concordato preventivo.

“A Ecomondo si parla del futuro delle rinnovabili?” conclude Cremonesi “Va bene discutere sulle prospettive di mercato, ma iniziamo da subito con interventi concreti di tutela e di promozione delle industrie nazionali: quelle che hanno investito meno di cinque anni fa in tecnologia e lavoro qualificato, che hanno riconvertito fiduciose le proprie attività, ma che ancora devono ammortizzare gli investimenti fatti per colpa degli effetti generati da questa politica poco industriale e poco lungimirante per le imprese nazionali del settore”.

Condividi: