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Green economy, la fotografia dell’Italia

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Dove siamo, dove stiamo andando e come la green economy si sta sviluppando in Italia? Sono alcune delle domande alle quali il rapporto Green economy per uscire dalle due crisi ha cercato di dare una risposta.

Uscire dalla crisi, bene e sviluppando politiche industraili cohe stimolino la ripresa è una priorità assoluta del Governo ma anche delle imprese italiane.

Per questo gli Stati Generali della Green Economy hanno discusso in questi mesi. Fino all’appuntamento di Rimini in cui, le molte proposte abbozzate, dovranno trovare sbocco applicativo.

Per cominciare però la fotografia verde dell’Italia della green economy serve senz’altro perché, non conoscendo il punto dove ci si trova è difficile capire quanto lungo e complesso possa essere il cammino finale.

Il rapporto presentato oggi a Ecomondo (che potete scaricare direttamente online), realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l’Enea, passa in rassegna i sei settori strategici per una conversione ecologica dell’economia: ecoinnovazione, efficienza e risparmio energetico, fonti rinnovabili, usi efficienti delle risorse e riciclo dei rifiuti, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

L’ecoinnovazione è ritenuto uno dei principale driver dello sviluppo sostenibile. L’Italia però è al sedicesimo posto in Europa, sotto la media europea. In grave ritardo nello sviluppo dell’ecoinnovazione, che in buona parte viene importata e non prodotta in Italia, è però ben piazzata per quanto riguarda le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie dove è impegnata il 2,12% della forza lavoro contro la media europea dell’1,53%. Bene anche nella formazione con 193 corsi universitari sulla green economy.

Intervenendo con misure di efficienza energetica su 11.000 uffici pubblici, 30.000 edifici scolastici e 70.000 di social housing è possibile un risparmio energetico al 2020 di un Mtep pari alla riduzione del 33% dei consumi negli edifici considerati, mentre un risparmio di altri 0,33Mtep l’anno sarebbe possibile intervenendo sul 3% degli edifici di edilizia privata. Per ottenere questi risultati sarà però necessario prevedere e rivedere il sistema delle incentivazioni e delle detrazioni. Proprio le detrazioni fiscali tre il 2007-2010 hanno prodotto investimenti di 12 mld di euro e più di 40.000 posti di lavoro salvati l’anno. L’Italia è un paese che ha buoni indici di prestazione energetica, ma sta perdendo terreno rispetto agli altri paesi europei, anche se resta ancora sotto la media europea per intensità energetica (96 tep/M euro).

In Italia nel 2011 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico (dopo petrolio e gas) con oltre il 13% del consumo totale lordo facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti, +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 GW installati nel 2011 ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico. L’Italia risulta anche il terzo paese per occupati nelle rinnovabili (dopo Germania e Francia) con 108.150 occupati.

La produzione di rifiuti urbani in Italia cresce più del PIL e dei consumi. Il metodo di smaltimento preferito è la discarica circa il 49%, ma ci sono 10 regioni, dalla Liguria alla Sicilia, che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani. Ci sono invece in Europa sei paesi a discarica zero o quasi zero che hanno tassi di riciclo pari al 60%. L’Italia ha un recupero di materiali del solo 33%, dato questo che indica che c’è un grande spazio per la green economy.

L’agricoltura italiana ha saputo orientare le scelte produttive verso la qualità legata alle singole specificità del territorio sviluppandosi così lungo il percorso della sostenibilità. L’agricoltura biologica interessa più di un milione e 100 mila ettari, 18,7% della Sau totale che la colloca al secondo posto in Europa dopo la Spagna e può contare su 48.509 aziende, il più alto numero di aziende biologiche in Europa.

La mobilità in Italia è sempre più un fenomeno locale con spostamenti corti che per lo più avvengono all’interno della città, la somma degli spostamenti passeggeri al di sotto di 10 chilometri vale infatti il 70% del totale. Le auto private italiane (più di 37 milioni, il numero più alto in Europa) sono responsabili di inquinamento, congestione, incidenti, consumo del suolo tra i più alti in Europa.

Governare la domanda di trasporto, soprattutto in ambito urbano, significa agire su tre grandezze: lo spostamento attraverso misure come il telelavoro o il car sharing; la distanza, attraverso misure di smart growth per riportare la lunghezza degli spostamenti a livello di 10 anni fa (-9 Mt di CO2 al 2030); il tasso di occupazione del veicolo, oggi di 1,2 passeggeri a veicolo in città, attraverso misure come il car pooling, la city logistic.

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