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IFI boccia la bozza di strategia energetica nazionale

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Foto di anncapictures da Pixabay

Nonostante l’apprezzamento per il tentativo di risolvere il problema della strategia energetica nazionale quello che arriva da IFI, associazione che raccoglie oltre l’80% dei produttori italiani di celle e moduli fotovoltaici, è un secco no alle proposte fatte.

“La SEN (strategia energetica nazionale) ha sicuramente il merito di affrontare di petto un vuoto di indirizzo della durata di quasi 25 anni per uno dei settori economici più strategici per la crescita e la competitività del Paese” ha dichiarato Alessandro Cremonesi, presidente IFI.

Tuttavia mancano quelli indicazioni necessarie a stimolare la politica industriale del comparto e, quindi, dare sostegno all’industria facendo ripartire il mercato.

“È drammatica l’assenza di indicazioni per quanto riguarda la politica di sviluppo industriale del comparto fotovoltaico: se da un lato le misure programmatiche indicate a beneficio del mercato sono già vecchie quelle a sostegno dell’industria nazionale delle componenti sono del tutto inesistenti”.

“Intendiamo quindi” prosegue Cremonesi “richiamare con forza l’attenzione del Governo, affinché offra indicazioni chiare per il comparto nel suo insieme, in chiave prospettica e non storica. Vediamo di buon grado, e per questo le inseriremo nelle considerazioni in risposta alla consultazione pubblica, tutte quelle misure capaci di spingere il mercato verso una generazione distribuita e di rendere al contempo forte e competitiva l’industria nazionale, fino a oggi eccessivamente vessata dall’incertezza normativa, da un mercato drogato da pratiche di dumping e dalla forte presenza di componenti speculative”.

Qual è la ricetta che IFI suggerisce dunque al Governo per ridare vitalità al comparto produttivo in Italia? Sicuramente la prima cosa da fare è quella di spostare le misure di sostegno al mercato verso strumenti non onerosi per i consumatori elettrici, facendo prima pulizia di oneri impropri dalla bolletta elettrica: esenzioni, regimi tariffari speciali e compensazioni, che vengono scaricati su tutti gli utenti per un valore complessivo di 3 miliardi di euro all’anno.

Via libera invece a tutte le inziative che possono avere ricadute positive sul sistema Paese:

  • alle detrazioni fiscali che abbiano un’effettiva ricaduta sul sistema industriale nazionale e che prevedano benefici anche alle aziende e non solo alle persone fisiche
  • rivisitazione del meccanismo di scambio sul posto dell’energia prodotta e consumata, con un innalzamento del suo limite attuale fino a impianti di media taglia (0,5 – 1 MW), unito a uno sconto degli oneri di sistema non imputabili alla fase di autoconsumo
  • dilazione sui debiti a medio e lungo termine che le industrie italiane delle componenti fotovoltaiche hanno contratto per l’ingresso in questo settore, ma che sono diventati insostenibili a causa dei continui e repentini cambiamenti legislativi/normativi che hanno affossato il mercato
  • creazione di un fondo di garanzia governativo, per agevolare l’accesso al credito da parte delle industrie manifatturiere del comparto che investono in tecnologia, e a beneficio degli operatori nazionali delle installazioni fotovoltaiche
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