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Riciclo dei rifiuti organici, per produrre energia

città: Milano - pubblicato il:

Ha preso il via sabato 17 novembre in tutta Italia la settimana europea per la riduzione dei rifiuti, iniziativa lanciata dalla Francia nel 2005 e adottata in Italia fin dal 2009 che intende sensibilizzare i cittadini sulla necessità di produrre meno rifiuti.

In questa occasione, oltre alla necessità di imparare a sprecare meno, riciclando e osservando comportamenti di acquisto e consumo più sostenibili, vale la pena capire se esistano altri sistemi che aiutino a ridurre il numero dei rifiuti prodotti.

Un’opportunità da valutare potrebbe essere quella dell’uso di un dissipatore, più noto come tritarifiuti.

Era il 1927 quando un architetto del Wisconsin, John Hammes, lavorò all’idea di sminuzzare i rifiuti organici in modo da eliminarli con l’acqua di scarico del lavandino. Dieci anni dopo nasceva InSinkErator, un gioco tra le parole “incinerator”, inceneritore, e “sink”, lavandino.

L’utilizzo del dissipatore permette di mantenere l’igiene in cucina e una maggiore facilità di smaltimento del rifiuto, eliminando all’origine una parte della differenziazione. Triturare il rifiuto organico ed eliminarlo grazie all’utilizzo di un dissipatore non solo è una pratica permessa dalla legislazione italiana, ma riduce la massa di rifiuto nelle nostre discariche già sovraccaricate, evitando la formazione di gas metano e la sua dispersione nell’atmosfera, altamente dannosa per l’ambiente.

In alcuni Paesi, la biomassa prodotta con i dissipatori viene usata per concimare il terreno oppure per produrre energia, utilizzata poi per il funzionamento delle città. Casi emblematici sono, per esempio, quello svedese e quello kenyota.

A Surahammar, il comune ha dotato i cittadini di dissipatori alimentari InSinkErator ottenendo risultati notevoli in termini di riduzione di rifiuto inviato in discarica. Nel corso di dieci anni 3.500 di 7.000 abitazioni sono state fornite di questo prodotto, con il risultato di ridurre il rifiuto in discarica dalle 3.600 tonnellate/anno nel 1996 alle 1.400 del 2007.

Con la biomassa ottenuta dal cibo spezzettato, è possibile inoltre produrre nuova energia utilizzando quel metano che altrimenti andrebbe disperso nell’aria. Ne sa qualcosa Culhane che, a Nairobi, utilizza un dissipatore InSinkErator per assemblare più famiglie in una sola unità e fornire loro energia elettrica. Con i 400 dollari spesi per l’acquisto di un dissipatore, più famiglie possono godere dell’elettricità necessaria.

In Inghilterra, AMDEA (Association of Manufacturers of Domestic Electrical Appliance) ha stilato in modo ufficiale il risparmio energetico che si avrebbe con una maggiore penetrazione di dissipatori nel mercato nazionale. Il calcolo (il calcolatore è disponibile anche online) dimostra che con il 10% di dissipatori si potrebbe creare energia sufficiente per tutta la città di Exeter.

In Italia, il progetto di ricerca applicata conclusosi nel 2012, promosso da ANIMA e SMAT nella città di Chieri, in provincia di Torino, con il supporto scientifico del Dipartimento di Chimica Università di Verona e del Politecnico di Torino Dipartimento di ingegneria del territorio, dell’ambiente e delle geotecnologie e la partecipazione di ATO Rifiuti e Provincia di Torino – Servizio gestione risorse idriche, ha portato risultati interessanti.

È infatti emerso che l’utilizzo di questo elettrodomestico abbatte in modo consistente i costi di raccolta (porta a porta) e di trasporto della Forsu. Potenzialmente se tutte le 22 milioni di famiglie italiane fossero dotate di questo sistema, si verificherebbe un decremento di costi pari a ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno.

Qui sotto potete guardare un divertente video sull’argomento…

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