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Bisogna fermare l’aria calda per ridurre le emissioni

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Foto di anncapictures da Pixabay

Si discute di riduzione delle emissioni a Doha e il punto dolente riguarda l’aria calda, ovvero le quote di emissione, o come vengono chiamate dagli addetti ai lavori “aria calda“.

Alla conferenza sul clima, in corso a Doha fino al 7 dicembre, la sensazione è che il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (KP2) sia seriamente a rischio a causa delle posizioni della Russia e della Polonia.

Già nel 1997 alle economie in transizione dell’Europa orientale erano stati dati obiettivi troppo generosi. All’avvio del protocollo di Kyoto, alcuni paesi hanno ricevuto un limite superiore di emissioni nella forma di crediti di carbonio, noti come AAU (Assigned Amount Units) e definiti come aria calda.

L’Europa è divisa sulla questione e la Polonia, ricca di carbone, insiste sul pieno riporto dell’aria calda anche nel secondo periodo di impegno e oltre.

“A Doha si devono prendere impegni ambiziosi e concreti per la salvaguardia del clima. E si deve porre un argine a tutte le fallacie derivate dal commercio di crediti di emissione e dalla creazione di un vero e proprio mercato del carbonio. Se si consentirà alle economie dell’ex blocco socialista di conservare intatti, in un secondo mandato, i crediti non sfruttati, si starà semplicemente piegando, ancora una volta, la difesa del clima a questioni di realpolitik miopi e irresponsabili” dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, rafforza la posizione “L’incubo di un mondo più caldo di 4 gradi è davanti ai nostri occhi. I ministri degli Stati membri dell’UE, la Russia e l’Ucraina, ai negoziati di Doha hanno l’obbligo di agire con urgenza e di fare tutto quanto in loro potere per fare tagli reali alle emissioni di CO2. Se i paesi riuniti a Doha vogliono che questo summit raggiunga un risultato tangibile per il clima globale, devono eliminare la possibilità di trasferire questo surplus di AAU nel secondo periodo di Kyoto. Questa dovrebbe essere l’eredità di Doha, o verrà ricordata come una conferenza politicamente a base di aria calda o peggio di aria fritta”.

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