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Trasporto merci: contenere l’impatto ambientale del trasporto su strada

città: Milano - pubblicato il:

trasporto-merciNon c’è bisogno di complicati algoritmi o di sofisticate analisi per capire che, se si vuole contenere l’impatto ambientale nel trasporto merci in Italia è necessario scardinare il tradizionale accostamento con l’utilizzo dei mezzi pesanti che viaggiano su strada.

Ma per non banalizzare le conclusioni è altresì necessario che si arrivi alla soluzione dopo aver attentamente analizzato lo stato del nostro attuale sistema, approfonditamente, per delineare le strategie ambientali ed economiche che possono rendere più efficiente e competitiva l’intera catena logistica nazionale.

L’obiettivo principale è quello di riformulare l’equazione porti-territorio soffermandosi sul modo per catturare i grandi flussi del trasporto interno e terra/mare nell’area commerciale mediterranea e del Centro-Europa.

Ed è stato proprio questo lo sforzo dello studio, sviluppato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’Autorità Portuale di Trieste e la società di logistica Alpe Adria, che è stato presentato oggi a Milano durante la tavola rotonda Il trasferimento modale sui grandi assi di scorrimento.

In particolare, lo studio analizza le dinamiche e lo stato attuale del trasporto delle merci in Italia, quale tema primario e strategico per la crescita economica del paese nel contesto dell’Unione Europea e per le relazioni tra settori e regioni del tessuto produttivo nazionale. Il trasporto delle merci nel nostro Paese, infatti, assume un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista delle emissioni di CO2, che hanno effetti sul clima globale.

“Non a caso” spiega nella sua introduzione allo studio il ministro Corrado Clini “la tematica del contenimento dell’impatto ambientale causato dal trasporto merci rappresenta da tempo uno degli obiettivi primari costantemente all’attenzione degli organi nazionali e comunitari, nell’ambito delle azioni di governo e regolamentazione del territorio e delle attività economiche in generale”.

L’obiettivo di questo lavoro di monitoraggio consente di fornire sia una stima dell’ordine di grandezza dei volumi delle merci trasportate in Italia via strada, sia una prima valutazione dell’impatto prodotto sull’ambiente attraverso il raffronto dei costi esterni prodotti dalle due modalità strada/ferrovia.

In particolare, lo scopo dello studio (che prende in considerazione 53 terminali intermodali attualmente presenti sul territorio italiano e ripartiti secondo le macro aree del Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud Italia) è quello di verificare la fattibilità di un percorso, inizialmente sperimentale, teso a invertire l’attuale dinamica competitiva strada-rotaia, che consentirebbe di conseguire un notevole abbattimento dei costi esterni che gravano sull’ambiente, fino al 57% dell’ammontare complessivo prodotto dal trasporto su strada, con un risparmio stimabile attorno ai 3 miliardi di euro l’anno.

Dall’analisi dell’attuale situazione inerente il flusso del trasporto merci, infatti, la ripartizione strada/ferrovia è pari al 94% per la strada e al 6 % per la ferrovia, mentre la somma totale del movimentato alternativo alla strada, cioè ferrovia più cabotaggio più idrovia, nel complesso raggiunge una quota del 13%.

In questo contesto, il volume del trasportato annuo interno, pari a 1.495,78 milioni di tonnellate (dato strutturale riferito al 2008, l’ultimo anno prima della crisi ancora in corso) – che moltiplicato per le percorrenze medie raggiunge un valore di 165,38 miliardi di tonn/km – produce costi esterni per complessivi 5,79 miliardi di euro; ma se tale volume viaggiasse via ferrovia, produrrebbe costi esterni per un valore 2,48 miliardi, con un risparmio ambientale pari al 57%.

Da un punto di vista geografico, inoltre, l’area a più alta intensità di traffico auto-trasportato, sia come origine, sia come destinazione risulta il Nord-Est, con 532 milioni di tonnellate in uscita e 527 milioni di tonnellate in entrata, seguita dal Nord-Ovest, quindi dal Centro, dal Sud e dalle Isole. L’area in cui si riscontra il maggior chilometraggio medio è invece il Sud, con 149,7 chilometri medi in entrata e 165 chilometri medi in uscita.

In sintesi, la situazione generale evidenziata dallo studio mette principalmente in risalto l’entità del risparmio che si potrebbe conseguire attuando una ripartizione dei flussi più equa. Da qui, l’idea del percorso sperimentale strategico proposto dallo studio del Ministero: utilizzare in modo più efficiente e organico il patrimonio delle infrastrutture già esistente, come le ferrovie e i terminal intermodali.

Sfruttando al massimo il patrimonio dei terminali disseminati su tutto il territorio nazionale, infatti, si raggiungerebbe anche l’obiettivo fondamentale di favorire le imprese ferroviarie e gli operatori logistici, che avrebbero così l’occasione di proporre servizi e offerte commerciali adeguate, sostenibili e competitive. In questo modo si instaurerebbe una collaborazione costruttiva tra le aziende e il comparto dell’autotrasporto, che non potrà non condividere questa strategia di reciproco vantaggio.

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