Home Eventi Appello al Governo che verrà dai 4 super esperti del WWF

Appello al Governo che verrà dai 4 super esperti del WWF

sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

appello-wwf-governoIl WWF lancia il suo appello video, alla vigilia di un voto estremamente importante per il Paese – visto il periodo di crisi economica e le potenzialità che la green economy potrebbe mettere a disposizione per far ripartire l’economia.

Il messaggio è forte “pensare all’ambiente conviene!” e la sua importanza viene inoltre aumentata dal “peso” che i 4 personaggi “fantastici”, scelti come testimonial, hanno in quanto esperti delle singole materie di cui parlano.

A chiedere al futuro Governo di inserire l’ambiente in Costituzione e tra le priorità dell’agenda politica, per tramite del WWF, sono Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia, Mario Tozzi, Geologo CNR, Edo Ronchi, presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Gianfranco Amendola, magistrato.

Caro Governo, dopo il voto dai voce all’ambiente“: i quattro opinion leader introducono temi come la tutela della biodiversità, l’assetto idrogeologico e il consumo del suolo, la green economy, l’ambiente in Costituzione e i delitti ambientali, che ormai sono una priorità per il Paese e devono essere inseriti nell’agenda politica della prossima Legislatura.

Ecco, in pochi stralci, come ciascuno degli esperti declina il video-appello del WWF a seconda delle sue competenze specifiche.

Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia e padre dell’ambientalismo italiano, descrive l’importanza della Biodiversità e dei suoi servizi per l’uomo (aria, acqua, paesaggi, terreno coltivabile e altro), evidenziando il primato dell’Italia in Europa, con 58.000 specie animali e 12.000 specie floreali. “Per questo” conclude Pratesi “bisogna battersi nel prossimo Parlamento e nel prossimo Governo ci si impegni assolutamente a inserire tra i principi fondamentali della Costituzione la difesa non solo del Paesaggio, che è già presente, ma anche dell’Ambiente e la biodiversità”.

A Mario Tozzi, geologo del CNR e divulgatore scientifico, è invece affidata la missione Territorio: salviamo l’Italia che frana! su consumo del suolo e rischio idrogeologico. “Nessun altro Paese europeo è soggetto al rischio idrogeologico come l’Italia. Negli ultimi 60 anni sono morte in Italia 3600 persone per frane e alluvioni e 5 milioni di persone oggi vivono in un territorio a rischio che copre l’82% dei comuni italiani”, esordisce Tozzi.

Passando poi al legame tra le cosiddette bombe d’acqua e i cambiamenti climatici, Tozzi descrive come altro fattore determinante per la vulnerabilità del territorio in Italia il consumo del suolo, che divora dai 2 ai 6 metri quadrati al secondo. Per questo bisogna indirizzare gli investimenti verso quest’opera di messa in sicurezza, partendo dalla rinaturalizzazione del corso dei fiumi e dalla valorizzazione dei bacini idrici.

Nel proprio intervento, intitolato Green Economy: Un’economia a zero emissioni, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, spiega al futuro Governo le potenzialità dell’economia verde citando uno studio in base al quale attraverso misure precise di efficienza energetica, che possono essere ripagate in 12 anni, si possono produrre 1,5 milioni di posti di lavoro in 10 anni. Pertanto, conclude più avanti Ronchi, bisogna capire che l’ambiente deve diventare un driver fondamentale per riqualificare il nostro sviluppo.

Si apre con una sorta di filastrocca Reato ambientale: scrivilo nella Costituzione e nel Codice penale! il video appello del magistrato Gianfranco Amendola che sintetizza nella sua clip la richiesta finale di tutti gli opinion leader: Inserire tra i principi costituzionali non solo il diritto alla tutela del paesaggio ma anche quello alla tutela dell’ambiente, all’epoca escluso solo perché non se ne aveva ancora l’attuale consapevolezza.

Inoltre, bisogna cambiare le leggi: per esempio è assurdo che oggi chi ruba nel supermercato rischi la galera e chi inquina le nostre acque invece rischi appena una sanzione amministrativa. Occorre quindi dare attuazione a ciò che l’Europa ci ha chiesto già da anni: inserire i delitti contro l’ambiente nel Codice penale, oltre a rafforzare gli organi di controllo che oggi sono senza risorse e senza mezzi.

Condividi: