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In Friuli la risposta alla crisi arriva dal sistema agricolo, con il biogas

città: Udine - pubblicato il: - ultima modifica: 15 Aprile 2013

La necessità aguzza l’ingegno: un detto popolare che spiega un’arte d’arrangiarsi italica che si protrae da secoli… in questo caso però, complice la crisi ma soprattutto la necessità di convertire il consumo energetico in modo sostenibile e rinnovabile, la risposta del sistema agricolo alla crisi del settore porta alla realizzazione di una centrale di cogenerazione.

Accade in Friuli dove, si potrebbe dire, è stato trovato un petrolio verde, cioè il biogas che produce oltre 1 milione di euro l’anno per il PIL locale. È infatti il primo bilancio degli effetti sull’economia del territorio che l’impianto a biogas di Bertiolo, in provincia di Udine ha portato.

A tracciare un bilancio del primo esercizio dell’impianto a biomasse è Marco Tam, presidente di Greenway Agricola, la società che riunisce dieci imprese agricole che, con la partecipazione al capitale di Friuladria impresa&finanza del Gruppo Cariparma – Crédit Agricole e lo studio Catullo & Partners di Treviso nel ruolo di advisor, hanno realizzato la centrale.

“La crisi che ha investito il settore agricolo ha posto molti imprenditori di fronte alla necessità di ripensare un’attività da tempo in balia delle fluttuazioni delle commodities” spiega Tam “Per riacquistare competitività senza cambiare pelle, abbiamo scelto di diversificare il nostro modello di produzione sfruttando le opportunità aperte dalle fonti di energia rinnovabile. I risultati del primo anno ci danno ragione. La ricchezza che produciamo qui, qui rimane in perfetta coerenza con la filosofia della filiera corta: oltre alla cessione di energia elettrica prodotta alla rete si è creato un indotto importante per un territorio di piccoli paesi con poche migliaia di abitanti che si sono sempre basati sull’attività agricola e che quindi avvertono da tempo le difficoltà del settore”.

La centrale, della potenza di 1 megawatt e che produce 8500 MwH l’anno, è alimentata da una filiera autoctona costituita da una quindicina di imprese agricole che producono, su circa 300 ettari di terreno, tutta la biomassa (colture erbacee) necessaria.

Se si può quantificare in un numero oscillante, in relazione alle stagioni, fra le trenta e le trentacinque unità le persone che le aziende agricole destinano al lavoro per la centrale, bisogna aggiungere l’effetto indotto sull’economia locale per l’acquisto di attrezzature e macchinari agricoli e detrarre la riduzione delle spese per i concimi chimici.

La centrale, infatti, produce del digestato, quindi materiale organico che va a concimare i terreni produttori migliorandone la qualità. Da non dimenticare i benefici ambientali: relativamente al funzionamento della centrale le oltre 1800 tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate sulla produzione elettrica e la ridotta movimentazione di camion dall’esterno per il fabbisogno di concime dei terreni.

“La strada di un nuovo modello di impresa agricola, che integra la sua attività tradizionale con la produzione di energia da biogas, è tracciata” prosegue Tam “tanto che, già dal prossimo anno, vorremmo realizzare nuovi impianti, più piccoli, per portare a 2 megawatt la potenza complessiva, con ricadute ancora più significative sull’economia del territorio. L’esempio che abbiamo davanti per far fruttare quello che chiamiamo il petrolio verde è quello tedesco: in Germania ci sono 8mila impianti alimentati da biomasse (che saliranno a 10mila fra qualche anno), che danno 5 milioni di Mwh, mentre l’Italia è a quota 600mila Mwh. Se è vero che questa energia ha un costo leggermente superiore non si può trascurare, accanto ai benefici ambientali, l’effetto volano sull’economia, nel nostro caso di un microsistema che ha rinnovato la sua vocazione”.

L’impianto Greenway di Bertiolo, costato 5 milioni di euro, produce 8mila 500 Mwh l’anno, ha un fatturato di due milioni e una ricaduta sul Pil locale di oltre 1 milione euro l’anno. Detraendo gli autoconsumi dalla produzione, si stima di cedere alla rete circa 8mila MWh, con la possibilità di valorizzare energia termica a costi contenuti per l’area industriale limitrofa.

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