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Città, come risparmiare milioni di euro investendo in resilienza

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Ottobre 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

I danni causati dai fenomeni meteorologici estremi – e un drammatico esempio si è verificato solo qualche giorno fa causando morti e distruzione negli Usa –  sono in aumento in tutto il mondo e nel 2012, i costi di tali danni hanno raggiunto i 160 miliardi di dollari a livello globale.

Parallelamente alla crescita del numero di abitanti per città, è aumentato il rischio di vulnerabilità delle città alle calamità naturali. Per esempio, l’uragano Sandy è stato responsabile di danni pari a circa 50 miliardi di dollari, per lo più nella zona metropolitana di New York.

Siemens insieme alla Regional Plan Association (RPA) e alla società di consulenza Arup ha redatto un rapporto sulla resilienza delle infrastrutture urbane, con l’obiettivo di dimostrare come le città possano proteggersi al meglio contro le catastrofi naturali, come gli uragani e i cicloni. I risultati ottenuti mostrano come la tecnologia sia una componente chiave nella protezione delle infrastrutture resilienti ed efficienti. Le città dovrebbero quindi integrare la resilienza in tutti gli aspetti della loro pianificazione edile in modo da ridurre i danni potenziali, da migliorare la produttività e per creare un luogo sicuro in cui vivere.

Dal rapporto emerge che le riparazioni delle infrastrutture danneggiate, che non possiedono misure di resilienza, sono estremamente costose. Gli investimenti in soluzioni resilienti, d’altra parte, non solo proteggono contro i danni, ma contribuiscono a ridurre l’impatto economico oltre che il consumo energetico.

I primi risultati, ottenuti da uno studio della rete elettrica della città di New York, mostrano che, senza misure protettive, i costi di riparazione dei danni causati dai disastri naturali, come l’uragano Sandy che colpì la fascia orientale degli Stati Uniti nel 2012, potrebbero raggiungere i 3 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni.

Tuttavia, investire la stessa somma in misure per la protezione contro uragani e inondazioni e in tecnologie che rendono le reti elettriche più robuste, flessibili e intelligenti, può effettivamente ridurre i danni fino a 2 miliardi di dollari, per un risparmio di circa 4 miliardi di dollari.

Un ottimo esempio di come un’infrastruttura resiliente abbia dimostrato il proprio valore durante una catastrofe naturale è il quartiere residenziale di New York, Co-op City, che conta 14.000 appartamenti e che dispone di una rete elettrica indipendente. L’energia elettrica dell’intero quartiere è generata da un impianto di gestione combinata di calore ed elettricità da 40 megawatt. Quando l’uragano Sandy si abbatté su New York, Co-op City non è stata toccata dai tagli di potenza energetica dei quali invece ha sofferto tutto il resto della città di New York.

La necessità di investire in infrastrutture resilienti è in aumento parallelamente alla crescita del numero di rischi posti da fenomeni meteorologici estremi. Negli ultimi 40 anni, la frequenza e la forza dei disastri naturali sono aumentate considerevolmente.

Secondo le Nazioni Unite il numero dei grandi disastri nel primo decennio del nuovo millennio ha raggiunto più del doppio di quello tra il 1980 e il 1989. Gli esperti attribuiscono il crescente numero di disastri e il loro impatto ai cambiamenti climatici. In un mondo con un continuo aumento degli insediamenti nelle città, il numero di potenziali danni causati dalla densità urbana cresce inevitabilmente.

I vantaggi di un’infrastruttura resiliente in grado di resistere ai disastri naturali sono evidenti. In primo luogo, le città resilienti sono attrezzate in modo migliore per un rapido recupero durante e dopo la crisi. In secondo luogo, le infrastrutture sono generalmente più efficienti, potenti e affidabili. In terzo luogo infine, le tecnologie resilienti stabilizzano il funzionamento dei sistemi più importanti, soprattutto durante una crisi.

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