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I problemi e i paradossi dei ghiacciai lombardi

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Ottobre 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

I ghiacciai lombardi soffrono di molti problemi e di un’apparente paradosso: infatti negli ultimi 50 anni, nonostante il loro numero sia aumentato, la loro superficie totale si è ridotta del 23 percento.

Sono questi i primi dati del nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, realizzato dall’Università degli Studi di Milano e da Levissima, in collaborazione con EvK2Cnr, con il supporto del Comitato Glaciologico Italiano e il patrocinio del World Glacier Monitoring Service.

Il nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, avviato nel 2012 e che vedrà il compimento nel 2014, ha aggiornato i dati dei due precedenti catasti realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano (CGI), rispettivamente nel 1959-1962 e nel 1982-1985, rilevando questa evidente anomalia.

I primi dati disponibili riguardano la Lombardia, regione dove sono localizzati i più vasti ghiacciai nazionali, così come numerosi corpi glaciali di piccole e medie dimensioni, tra cui il Gruppo Dosdè-Piazzi, in prossimità delle sorgenti Levissima.

“L’attuale fase di regresso glaciale che interessa la Lombardia, e più in generale tutte le catene montuose, presenta aspetti apparentemente contraddittori; infatti, le aree glaciali diminuiscono progressivamente, mentre il numero dei ghiacciai aumenta. Questo secondo fenomeno è facilmente spiegabile: a causa delle alte temperature e della conseguente fusione del ghiaccio, limitate zone rocciose emergono durante l’estate sulla superficie dei ghiacciai”.

“Le rocce assorbono calore e lo ritrasmettono al ghiaccio circostante accelerandone la fusione. In poche settimane, la piccola roccia affiorante si allarga e può arrivare a spaccare letteralmente in due o più tronconi il ghiacciaio, che perde la propria lingua e si frammenta in settori separati” spiega il professor Claudio Smiraglia dell’Università degli Studi di Milano, a capo del progetto di ricerca e referente del settore Glaciologia del Comitato EvK2Cnr.

“Il Gruppo Sanpellegrino, di cui Levissima fa parte, collabora dal 2007 con l’Università degli Studi di Milano per conoscere e tutelare il patrimonio freddo delle nostre montagne. Il nuovo catasto permette di rispondere a domande non solo di carattere scientifico, ma anche pratico e divulgativo, evidenziando quanti sono i ghiacciai presenti oggi in Italia, quanti se ne sono estinti negli ultimi cinquant’anni anni e com’è cambiata la loro superficie”.

“Siamo molto orgogliosi di sostenere la ricerca e di dare un valido contributo alla Comunità Scientifica Internazionale; crediamo, inoltre, che questo progetto possa permettere agli italiani di acquisire maggior consapevolezza sull’evoluzione di un così importante indicatore dal punto di vista climatico, idrico, energetico e turistico” afferma Daniela Murelli, direttore Corporate Social Responsibility del Gruppo Sanpellegrino.

L’elaborazione delle foto aree a grande scala – fornite dalla Regione Lombardia e da altre amministrazioni provinciali e comunali – messe a confronto con i dati dei catasti precedenti, mostra chiaramente l’evoluzione avvenuta in Lombardia negli ultimi 50 anni: il numero dei ghiacciai è aumentato, da 167 a 209, a causa di numerose frammentazioni, ma la superficie totale si è ridotta del 23%, passando da 115 kmq, nel 1959-1962, agli 89 kmq attuali.

Pur tenendo conto delle metodologie diverse di raccolta dei dati fra l’attuale e il precedente catasto del CGI, che rendono difficile il confronto, la tendenza al regresso appare confermata.

Nei singoli gruppi montuosi lombardi le variazioni della superficie glaciale sono molto diversificate: si passa, infatti, dal quasi dimezzamento areale dei ghiacciai del gruppo Tambò-Stella, in alta Valle Spluga che, a causa delle loro piccole dimensioni, hanno subito più intensamente gli effetti del riscaldamento climatico, alla perdita di più di un terzo della superficie per i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, in alta Valtellina.

La frammentazione di corpi glaciali riguarda un numero elevato di casi; fra i più interessanti va ricordato il ghiacciaio dello Zebrù, nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, formato oggi da due colate separate nettamente distinte, Zebrù Ovest e Zebrù Est, che negli anni 50 confluivano in un unico corpo. Lo stesso è avvenuto per il ghiacciaio di Dosegù, oggi separato in due ghiacciai distinti, Dosegù e Pedranzini.

Sull’Adamello va evidenziato il caso del ghiacciaio Venerocolo, frammentato in due individui, Venerocolo e Frati, a cui sono stati assegnati nomi diversi poiché ciascun frammento può essere considerato un ghiacciaio attivo a se stante.

A testimonianza dell’importanza che riveste, non solo a livello locale, ma anche internazionale, il progetto del nuovo catasto è stato presentato alla comunità scientifica mondiale lo scorso aprile a Vienna, durante un incontro, EGU o Meeting dell’European Geophysical Union, che richiama migliaia di studiosi. Occasione in cui ha ricevuto il patrocinio del World Glacier Monitoring Service, la struttura internazionale con sede a Zurigo che cura la raccolta e la divulgazione dei dati glaciologici a livello mondiale.

“Le prime elaborazioni, che serviranno a creare un database omogeneo a livello nazionale, confermano le intense trasformazioni delle masse glaciali lombarde. La più rappresentativa riguarda la variazione di superficie glaciale che, nell’arco di cinquant’anni, è passata da 115 kmq a circa 89 kmq, con sensibili differenze fra i vari gruppi montuosi; in alcuni settore si registrano infatti riduzioni superiori al 30%, per esempio -48% nel gruppo Tambò-Stella e -39% nel settore Livigno-Piazzi” conclude il professor Smiraglia.

Come si classificano i ghiacciai in Lombardia? I ghiacciai elencati nel Catasto si distinguono in:

  • vallivi, contraddistinti da un vasto bacino collettore e da una lingua che scende fino a quote relativamente basse. In Lombardia d oggi se ne contano solo una decina. Il maggiore di questi è il Ghiacciaio dei Forni localizzato nel Gruppo Ortles-Cevedale, in alta Valtellina, all’interno del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, che copre poco più di 11 kmq
  • montani, molto più numerosi dei vallivi sono collocati sui versanti montuosi a quote elevate, hanno dimensioni ridotte rispetto a quelli precedenti, e sono caratterizzati dalla mancanza di una lingua valliva
  • glacionevati, i più numerosi (poco più di un centinaio), sono corpi glaciali che si stanno riducendo drasticamente; forme di transizione, caratterizzate da superficie molto limitata (meno di 0,05 kmq) e da ridotto movimento, che possono portare all’estinzione del ghiacciaio stesso
  • vi sono anche casi molto peculiari e insoliti per le Alpi, come quello dell’Adamello, in Val Camonica, classificato come di altopiano con lingue radiali. Rappresenta il più vasto ghiacciaio delle Alpi Italiane e copre oltre 16 kmq (dei quali una piccola parte in Trentino), quasi paragonabile, fatte le debite proporzioni, ai grandi ghiacciai della Scandinavia
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