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Lotta agli sprechi alimentari, cambiare per avviare le donazioni

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Ottobre 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

Ogni anno, fino al 50% di cibo commestibile viene sprecato nelle case, nei supermercati e nei ristoranti e lungo la catena di approvvigionamento alimentare. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, in Italia sono 6 milioni di tonnellate, pari a un valore di 12,3 miliardi di euro, le eccedenze alimentari generate per oltre il 55% dalla filiera agroalimentare e per il restante nell’ambito del consumo domestico.

Di queste, quasi il 50% è recuperabile per l’alimentazione umana con relativa facilità ma solo il 6% viene recuperato a fini solidali.

Nel nostro paese il 2013 sarà l’anno dedicato alla lotta agli sprechi alimentari e alcune organizzazioni in questi ultimi anni sono nate apposta per combattere gli sprechi alimentari e tutelare le fasce più deboli della società.

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Secondo la fondazione d’impresa Qui Foundation, attiva nel settore socio-umanitario e negli aiuti alimentari ai bisognosi, le cifre più difficili da elaborare riguardano gli sprechi delle piccole attività commerciali alimentari (ristoranti, bar, gastronomie, self-service), che comunque si attestano su una media di 100 kg annuali per singola attività.

Su questo fronte la fondazione opera dal 2007 col progetto Pasto Buono, che solo nel 2012 ha recuperato e donato quasi 50 mila pasti.

È calcolato se tutti i pubblici esercizi (350 mila in Italia), donassero il buon cibo sano invenduto a fine giornata, con una media di pasti invenduti al giorno di 22 pasti (fra self-service, gastronomie e bar) si potrebbero recuperare e donare oltre 7 milioni pasti al giorno.

Ogni giorno i volontari delle Onlus con cui collabora Pasto Buono, a Genova, Roma e a breve anche a Milano, Palermo e Firenze, ritirano il cibo sano invenduto per distribuirlo alle mense per bisognosi facendo sì che gli sprechi vengano trasformati in risorse a favore di molti.

“Un’iniziativa come Pasto Buono è semplice e attivabile subito, in tutta Italia” afferma Gregorio Fogliani “ma per farlo è necessario prima risolvere il blocco legislativo attuale che favorisce chi il cibo lo ha e non chi è in difficoltà, costringendo a gettare il cibo per poi vederlo ritirare dai cassonetti da coloro che potrebbero consumarlo civilmente a tavola”.

Le potenzialità del progetto sono notevoli e a portata di mano se si considera che la Fondazione attesta l’interesse dimostrato già dall’ampia rete di oltre 120mila esercizi di ristorazione con cui è in contatto il gruppo legato alla fondazione, Qui! Group, per la sua attività di buoni pasto.

Rassicura e dà ulteriore conferma, conclude Gregorio Fogliani, quanto espresso dal Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo, sulle pagine del Corriere della Sera che sottolinea la necessità di affrontare l’argomento con il massimo impegno soprattutto in sede comunitaria.

Anche il ministro pone l’accento sul tema della semplificazione del processo di recupero “Dobbiamo porci come obiettivo quello di dimezzare gli sprechi ottimizzando il ciclo del recupero delle eccedenze attraverso una normativa semplificata e al contempo lavorare a una norma che tuteli la salute di chi riceve poi effettivamente gli aiuti”.

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