Home Imprese Sostenibili Il Parco Monte Barro e la fitodepurazione

Il Parco Monte Barro e la fitodepurazione

pubblicato il: - ultima modifica: 8 Ottobre 2020
sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Il Parco regionale del Monte Barro, grazie anche a un finanziamento di Fondazione Cariplo, insieme alla Provincia di Lecco e al Comune di Galbiate ha realizzato un progetto pilota di fitodepurazione a servizio del grande compendio dell’Eremo di Monte Barro, di proprietà pubblica.

Si tratta del primo impianto in Provincia di Lecco, realizzato anche a scopo divulgativo e promozionale di queste tecniche sostenibili e vantaggiose per la biodiversità naturale.

La fitodepurazione è una modalità per la depurazione dei reflui che fa esclusivo ricorso a processi naturali: è una tecnologia efficiente, a basso costo di gestione, rispettosa della natura e del paesaggio e particolarmente conveniente nel caso di nuclei lontani dalle aree servite da fognatura.

// //

Rispetto ai metodi di depurazione tradizionale delle acque, la fitodepurazione ha il difetto di richiedere superfici più ampie, ma ha il pregio di avere un minimo fabbisogno energetico e tecnologico. Si deve inoltre considerare che il consumo di territorio dell’impianto di fitodepurazione è in realtà un’occasione di valorizzazione naturalistica.

I sistemi di fitodepurazione sono molteplici e si definiscono anche in funzione della diversa provenienza delle acque da depurare.

Le differenti tecniche sviluppate si basano su un principio di funzionamento comune che sfrutta le proprietà del sistema pianta-suolo, laddove per sistema si intende quell’effetto depurativo che è dato dalle sinergie che si stabiliscono fra le radici e la flora microbiologica (batteri, funghi) presente nel substrato.

Le piante utilizzate nella fitodepurazione sono, per la maggior parte, Elofite, ossia piante semi-acquatiche con radici e gemme perennemente sommerse, ma foglie e fusto aerei. Le piante giocano in realtà un ruolo marginale nei processi depurativi veri e propri.

La loro funzione principale infatti consiste nel fornire un supporto fisico e chimico (in particolare per quanto riguarda l’ossigeno) alla flora microbiologica. La vegetazione provvede pure a dissipare parte dell’acqua verso l’atmosfera, attraverso l’evapotraspirazione, e quindi a ridurre i volumi di effluente. Inoltre le radici agiscono da filtro per le particelle in sospensione.

// <![CDATA[
(function() {
if (document.readyState === 'complete') return;
if (typeof EbuzzingCurrentAsyncId === 'undefined') window.EbuzzingCurrentAsyncId = 0;
else EbuzzingCurrentAsyncId++;
var containerId = 'EbuzzingVideoContainer' + EbuzzingCurrentAsyncId;
document.write('’);
var params = {“size”:4}; eval(‘window.EbuzzingScriptParams_’ + containerId + ‘ = params;’);
var s = document.createElement(‘script’);
s.async = true; s.defer = true;
s.src = ‘//crunch.ebuzzing.com/feed_channel66607.js?target=’ + containerId;
var x = document.getElementsByTagName(‘script’)[0];
x.parentNode.insertBefore(s, x);
})();
// ]]>

Infine le piante possono essere impiegate anche per la rimozione di elementi tossici, come ad esempio vari metalli pesanti (Arsenico, Cromo, Mercurio, Piombo eccetera), e di inquinanti organici (per esempio diossina o composti aromatici). Tali sostanze sono molto stabili e non possono essere distrutte: le piante però le assorbono e le intrappolano nei propri tessuti.

Nella realizzazione dell’impianto pilota assai significativo è stato il valore aggiunto rappresentato dall’apporto del Centro Flora Autoctona (CFA) che il Parco gestisce per conto della Regione Lombardia: è stato infatti il CFA a produrre e a trapiantare nelle vasche dell’impianto il materiale vegetale necessario, raccogliendo nel vicino lago di Annone i semi e i rizomi necessari per la produzione delle piante e contribuendo in questo modo al mantenimento della biodiversità del territorio.

Diversi florovivaisti lombardi sono stati in seguito coinvolti nella produzione di piante adatte alla fitodepurazione, tanto che oggi è possibile l’approvvigionamento con piante provenienti da popolazioni lombarde e certificate dal CFA stesso.

L’articolo è stato scritto da Mauro Villa, esperto in progettazione, pianificazione e gestione naturalistica e attualmente Direttore del Parco Regionale del Monte Barro (LC).

Condividi: