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Recupero del suolo, l’esperienza del Canale di Brenta

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Ottobre 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

Il Canale di Brenta, nelle Prealpi vicentine, si configura come una stretta valle a canyon solcata dal fiume omonimo tra l’Altopiano di Asiago e il Massiccio del Grappa.

La sua estensione è di circa 60 kmq, è lunga circa 35 km dallo sbocco in pianura a Bassano fino al confine con il Trentino e la Valsugana, ed è larga mediamente nel fondovalle meno di 1 km.

In epoca antica la valle si caratterizzò soprattutto come luogo di passaggio dalla pianura veneta verso l’area tridentina e il Nordeuropa; a partire dal XV secolo, sotto la dominazione veneziana, il Canale vide fiorire una serie di attività economiche legate al transito, alla lavorazione e al commercio del legname dall’Altopiano verso Padova e Venezia e a una serie di opifici e manifatture lungo il corso d’acqua.

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Dal XVIII secolo la Repubblica di Venezia accordò a queste terre di confine una concessione per la coltivazione del tabacco, che andò progressivamente ampliandosi nel corso dell’Ottocento fino ad assumere agli inizi del Novecento i caratteri di una monocoltura industriale.

La tabacchicoltura indusse gli abitanti a ricavare terre coltivabili dai versanti mediante costruzione di imponenti muri a secco di sostegno a campi terrazzati, sviluppatisi di pari passo con l’incremento demografico della popolazione.

Venuta meno l’attività commerciale legata alla fluitazione del legname, la coltivazione del tabacco è rimasta l’attività produttiva dominante in valle fino alla metà del XX secolo. Nel secondo dopoguerra, il richiamo delle aree industriali di pianura e la crisi della tabacchicoltura tradizionale hanno generato fenomeni di spopolamento e il crollo della produzione di tabacco sui terrazzamenti.

Nell’arco di alcuni decenni i nuclei abitativi di versante sono stati quasi ovunque abbandonati e il numero di terrazzamenti coltivati si è drasticamente ridotto. La popolazione residente in valle, più che dimezzata rispetto ai valori di inizi Novecento, gravita oggi per lo più sulle attività economiche dell’hinterland industriale bassanese, mentre il paesaggio della valle ha assunto i connotati tipici dell’abbandono.

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Il Canale di Brenta presenta infatti la fisionomia tipica di quei contesti prealpini marginali, privi di consistente appeal turistico, ma relativamente vicini al mondo urbano di pianura, in cui si assiste a una estremizzazione degli esiti ambientali e paesaggistici.

Da un lato l’abbandono e l’avanzata della vegetazione spontanea sui versanti, d’altro lato la congestione produttiva, edilizia e infrastrutturale nel fondovalle (nel quale, oltre al fiume Brenta e alla viabilità a carattere locale, scorrono la superstrada Valsugana e la linea ferroviaria Trento-Bassano).

Si tratta quindi di un contesto territoriale attualmente problematico e relativamente povero di risorse, ma dall’armatura storico-culturale di grande rilevanza e interesse storico-paesaggistico.

Il contrasto tra la presenza di un notevole patrimonio culturale e le condizioni di degrado e marginalità in cui esso attualmente versa ha attirato sin dalla fine degli anni ’90 l’attenzione e l’interesse della comunità scientifica, con particolare riferimento al paesaggio terrazzato in abbandono.

Gli oltre 230 km di muretti a secco e i relativi terrazzamenti esistenti nella valle si presentavano fortemente degradati e soggetti a fenomeni di riforestazione, erosione e dilavamento.

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Grazie al progetto europeo Interreg IIIB ALPTER – Paesaggi terrazzati dell’arco alpino, in collaborazione con il Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova e l’Università IUAV di Venezia avviato nel 2005, e la successiva cooperazione instaurata nel 2010 fra la Direzione Urbanistica della Regione Veneto, il Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, l’Università IUAV di Venezia e la Comunità Montana del Brenta.

Grazie a queste collaborazioni, confluite nell’istituzione di un Osservatorio Locale per il Canale di Brenta, è stato possibile recuperare a oggi un centinaio di terrazzi della valle, grazie soprattutto al progetto adotta un terrazzamento rivolto a: popolazione, associazioni, istituzioni.

In cambio dell’impegno per la sua sistemazione il progetto concede gratuitamente in comodato d’uso per 5 anni un appezzamento di terra da adibire all’uso preferito (giardino, orto, luogo di relax eccetera), garantendo l’assistenza continua da parte di esperti forniti dagli enti promotori del progetto, i quali si sono impegnati anche nella sensibilizzazione per il tema attraverso la diffusione di questionari per la popolazione locale, attività con le scuole locali, corsi per tecnici comunali e professionisti.

Il tutto a costo (quasi) zero, con iniziative promosse dalle istituzioni (attraverso una virtuosa cooperazione), ma realizzate concretamente dalle popolazioni locali stesse, all’interno di una ritrovata sensibilità e interesse nei confronti del proprio territorio.

L’articolo ha citato passaggi testuali contenuti nella seguente pubblicazione: Castiglioni B., Varotto M., “Paesaggio e Osservatori locali. L’esperienza del Canale di Brenta“, FrancoAngeli, 2013, pp. 25-26

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