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Energia: USA guardano al futuro, l’Italia al passato

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Ottobre 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

Il Piano sui cambiamenti climatici del Presidente Obama chiama all’azione cittadini, aziende e amministratori pubblici per abbandonare i combustibili fossili e investire sulle rinnovabili, anche se le riduzioni delle emissioni di carbonio previste non sono ancora ai livelli necessari, secondo i dati scientifici e i criteri di equità.

Il Presidente USA ha inviato un segnale politico forte, anche a livello globale che dovrebbe essere un potente stimolo per altri paesi sviluppati che hanno sempre utilizzato l’inazione degli Stati Uniti come scusa per le proprie carenze.

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I limiti posti alle emissioni delle centrali, specie quelle a carbone, e l’eliminazione dei sussidi per le aziende di combustibili fossili, sono leve potenti, specie se accompagnate all’annuncio del Presidente Obama che i fondi pubblici degli Stati Uniti non potranno più andare a pagare le centrali a carbone all’estero.

Sono stati altresì importanti anche gli annunci di investimenti nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili, nonché il nuovo ruolo di leadership nei negoziati internazionali.

A un discorso e un piano così importante da parte del Presidente USA, corrisponde invece un discorso di segno opposto da parte del presidente dell’Autorità dell’Energia italiano, in sede di presentazione del bilancio annuale.

Una relazione in cui non si è fatto alcun riferimento agli indirizzi di politica generale formulati dal Governo, né si è tenuto conto della normativa comunitaria in materia di clima ed energia, ma al contrario si sono dettati proprie linee di indirizzo e si è rimarcata l’indipendenza dell’Autorità, quasi che possa disporre autonomamente della facoltà di mettere e togliere incentivi a fonti, infrastrutture e reti.

“Il presidente dell’Autorità per l’Energia, Guido Bortoni, lungi dal porsi il problema del futuro dell’energia e dell’interesse di lungo termine dei consumatori, ha invocato la responsabilizzazione delle fonti rinnovabili nei confronti degli investimenti sbagliati in capacità di produzione da fonti fossili.

In altre parole, non sarebbe interesse pubblico favorire l’energia del futuro, cui secondo l’Autorità andrebbero tolte ulteriori risorse e poste barriere attraverso l’imposizione di ingiusti oneri di sistema, ma andrebbero previsti meccanismi di compensazione (monetaria) alle centrali inutili. Non solo, tanto per spazzare via i dubbi sul fatto che si voglia togliere risorse alle rinnovabili e sussidiare i combustibili fossili, il Presidente dell’Autorità starebbe anche pensando a un conto energia, ma a favore dei rigassificatori” afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Nella relazione del Presidente dell’Autorità non c’è una sola parola sul preoccupante aumento dell’uso del carbone (con conseguente aumento delle emissioni).

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La peculiare teoria del Presidente è che le garanzie per le future generazioni deriverebbero dal mantenimento del passato, non dal puntare sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica del futuro.

Non ci sono parole sui dati reali di bilancio dei certificati bianchi, ora che la fase dei certificati facili dovrebbe essere finita, ma anzi la preoccupazione è aumentare i consumi.

Pochi dati sui reali compiti di controllo dell’Autorità e la scarsa capacità dimostrata nel far fronte alle offerte fuorvianti e ai contratti per la fornitura energetica non richiesta.

Non una parola sulla reale distribuzione dei cosiddetti oneri di sistema (tranne quelli destinati alle rinnovabili, ovviamente) anzi, si è ascoltata la molto contestabile affermazione che, per esempio, si sarebbero fatti progressi con i tanti miliardi finora spesi per il decomissioning delle centrali nucleari.

Anche sulla scelta degli investimenti infrastrutturali, scelta che il WWF ritiene opinabile spetti all’Autorità, non c’è una sola parola sulla necessità dell’adeguamento delle reti al futuro rinnovabile.

“Quando il presidente dell’Autorità di controllo assume un ruolo politico e guarda al passato, oltretutto ignorando la preoccupazione rispetto al cambiamento climatico e il fatto che le rinnovabili aiutano sicurezza energetica e bilancia dei pagamenti, al presidente del Consiglio dei Ministri e ai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente dovrebbero accendersi molti campanelli d’allarme, perché il problema è serio” conclude Midulla.

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