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Edilizia sostenibile: l’altra città e la metamorfosi urbana

pubblicato il: - ultima modifica: 8 Ottobre 2020
sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Pubblichiamo un’introduzione dell’articolo realizzato da Pasquale Persico per MondoHonline in cui si parla di un nuovo concetto di città: l’articolo originale si intitola L’altra città.

Una definizione ampia di altra città, con riferimento al tema del transitorio nello spazio urbanizzato, implica una rivisitazione del concetto di città come infrastruttura complessa dell’abitare e del produrre.

Questa infrastruttura complessa, che chiamiamo ancora città, ha perso nel tempo i caratteri identitari che la definivano come un insieme di luoghi o ambiti capaci di mantenere nel tempo una riconoscibilità specifica, spesso coerente con i caratteri ambientali della regione ecologica di appartenenza.

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Nei territori a forte urbanizzazione la qualità del paesaggio è sconnessa: nella nuova desiderata e indesiderata città si produrrà in maniera crescente il nuovo PIL del mondo, con diversi gradi di disuguaglianza territoriale e sociale.

È possibile allora lavorare e immaginare una nuova transizione di queste aree verso un’altra città che aiuti lo spazio frammentato a riconnettersi, a rammendarsi fino a essere riconosciuto come città più sobria, con valori diversi, più attenta all’ambiente e ai beni relazionali?

L’arte del rammendo è l’arte dell’intervento nell’Altra Città che vuole ricucire lo strappo tra l’urbano e il rurale, il centro e le periferie, il ricco e il povero, l’incluso e l’escluso. La rimozione delle barriere visibili e invisibili dell’esclusione è il programma utopico di riferimento (l’Utopia annunciata da Marc Augé della città di tutti).

Si tratta allora di aprire nuovi spazi (fisici e mentali) dove il processo è più importante del progetto e dove, temporaneamente il non costruito ha più importanza del costruito.

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La sottrazione riprende il suo carattere addizionante per immaginare nuovi beni comuni e relazionali, capaci di aggiungere alla comunità nuove virtù civiche, nuove urbanità di senso, in cui appartenenza e identità non abbiano i caratteri dell’isola o dell’enclave ma definiscano la voglia nuova di ibridarsi basandosi sui concetti di inclusione e di fertilità.

L’architetto si fa ombra per illuminare le relazioni degli individui scoprendo le loro relazioni immateriali, scoprendo la loro voglia di altra città, e li aiuta a riconoscere le trasformazioni fisiche necessarie a far vivere bisogni ed emozioni, allontanando le ipotesi di comunità forzate che finiscono per avviarsi verso percorsi impropri.

Un inventario delle esperienze realizzate nell’altra città, nei territori frammentati delle aree metropolitane e in quelle a forte discontinuità urbana è oggi necessario per immaginare una tassonomia evolutiva della città di transito e valutare la carica innovativa della speranza di una metamorfosi virtuosa, dove i temi della condivisione, dell’integrazione e della responsabilità, nelle forme e nei contenuti, possano trovare ascolto nella nuova pianificazione strutturante e cognitiva.

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