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Azioni “dal basso” per diffondere la Green Economy

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Ottobre 2020

green-economy_vc6nifIl 2014 è l’anno della Green Economy ed è giusto porre su di essa la giusta attenzione, ma oggi qui io mi sento di dire che la Green Economy non sia fatta solo dalle aziende per le aziende, ma da tutti noi, protagonisti convinti del bisogno di cambiare indirizzandoci verso modalità che potrebbero renderci indipendenti e liberi. Come?

Beh… semplicemente, per esempio, rendendoci autonomi nel produrre energia per poi renderla disponibile quando ci serve (l’importante tema dello stoccaggio e dei sistemi di accumulo). Oppure, muovendoci con le nostre forze o con mezzi da condividere con la comunità (bike o car sharing). E ancora autoproducendo il più possibile ciò di cui abbiamo bisogno e condividendo in una rete il surplus (tema della coltivazione “in casa”)…

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Sì, coltivare un orto è certamente un contributo alla Green Economy perché ci rende liberi dal consumare cibi “imposti”; è un modo per migliorare l’ambiente, risparmiare e seguire uno stile di vita e alimentare sicuramente più sano. Vedere crescere un orto ci tocca dentro, cogliere i suoi frutti è ancora più appagante.

Non servono grandi spazi per coltivare un orto, come dimostra l’esperienza di Gaetano Bruno che a Torino coltiva su un tetto, utilizzando una profondità di soli 40 cm di terra, ortaggi e piante ad alto fusto, un vero orto botanico, (come illustrato dal bel video mostrato al pubblico God save the green).

In Italia la sfida è stata raccolta: basti pensare che 11 milioni di italiani preparano in casa pane, marmellate e conserve (Rapporto Censi 2012), 21 milioni coltivano un orto o un giardino su un totale di 1 milione di metri quadri (fonte Coldiretti). Non una decrescita infelice ma una vera e propria “dichiarazione di indipendenza”.

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Questo trend attuale recupera radici lontane. La rivoluzione industriale nel nostro paese infatti, fin dalle origini, ha tenuto conto della tradizione agricola, come dimostrano esempi di imprenditori illuminati che accanto allo sviluppo industriale non hanno dimenticato l’importanza del contatto con la natura e con la terra.

Sono i casi del Villaggio Crespi d’Adda, modello di città ideale nata a fine Ottocento intorno all’industria tessile: una piccola comunità autosufficiente costituita da villette con orti e giardini, spazi pubblici, il teatro, la scuola, la chiesa e l’ospedale. Qui l’orto si faceva anche per “sfogo”: i contadini diventavano operai, ma non dimenticavano il loro attaccamento alla terra.

Nel 1926 nasce a Ivrea il Borgo Olivetti costituito da abitazioni realizzate in un’area vicina allo stabilimento con orto-giardino per contribuire all’autosufficienza alimentare delle famiglie e ancora il caso dell’industria tessile Lanerossi Vicenza. Radici queste: le nostre!

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