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La sostenibilità è una strada obbligata per uscire dalla crisi

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Foto di anncapictures da Pixabay

sostenibilita-modaLa sostenibilità è una strada obbligata per uscire dalla crisi: sono tutti concordi nel sostenere questa tesi i relatori del Convegno sulla Sostenibilità conclusosi nei giorni scorsi a Firenze.

La sostenibilità è un fattore competitivo non più trascurabile. Lo dicono i consumatori, che spingono sempre di più le imprese ad adottare comportamenti sostenibili in senso sia economico che ambientale e sociale, e lo dicono le imprese stesse, ormai consapevoli che o ci si adegua o si rischia di restare al palo.

È il messaggio che il direttore della Camera Nazionale della Moda Italiana Giulia Pirovano ha lanciato da Firenze, ospite del convegno Sostenibili si diventa organizzato da Brachi e Process Factory in collaborazione con Bureau Veritas e con il patrocinio di Confindustria Firenze, Consorzio Centopercento Italiano e Leatherzone.

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Le prime linee-guida sono quelle desumibili dal Manifesto della Moda Italiana presentato da Giulia Pirovano e costruito sulle base dell’indagine svolta a tappeto su i brand del fashion. Indicazioni precise sul design sostenibile, sulla selezione delle materie prime, sui processi di produzione, fino alla responsabilità sociale delle imprese.

Su questi tasti ha battuto anche Andrea Calistri, Presidente di CNA Firenze e del Consorzio Centopercento Italiano “Siamo fortunati. Il nostro sistema-moda è cresciuto moltissimo e tiene, a dispetto della crisi, per la forza del Made in Italy nel mondo. Difficile è mantenere il primato mondiale di cui gode e il solo modo per farlo, ne sono convinto, è dare l’avvio a una stagione nuova in cui affrontare con visione d’insieme la sostenibilità economica, ambientale e sociale della filiera”.

L’importante, ha ammonito Claudia Strasserra di Bureau Veritas, è arrivare a concepire la sostenibilità non come compromesso, ma come ricerca di un equilibrio fra business e responsabilità sociale. Ci guadagnano tutti, incluse le aziende, che possono meglio incontrare le preferenze dei consumatori e immettere sul mercato prodotti più vendibili.

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Si tratta oggi di passare ai fatti. Ma come? Con metodo, ha sottolineato Francesca Rulli, Sustainability Manager di Process Factory, che ha indicato alle aziende i cinque passi da fare per avviare utilmente il processo. Ogni impresa deve analizzare la propria situazione rispetto ai temi della sostenibilità, deve definire un piano strutturato di azione, deve gestirlo convenientemente e monitorarlo per rendicontarne gli effetti.

E attraverso quali strumenti tecnologici? Rivoluzionario quello presentato da Cleviria. Si chiama Thela ed è un sistema sviluppato dall’azienda toscana per monitorare la sostenibilità in maniera sicura, completa e immediata della catena di fornitura. Sviluppiamo software web B2B sfruttando le potenzialità del cloud, ha spiegato il Presidente di Cleviria Simone Paci, la nuvola che permette di utilizzare servizi e archiviare dati in remoto direttamente in rete.

In accezione pratica, grande interesse ha riscosso la carrellata del Direttore di Brachi Testing Services, Primo Brachi, sui controlli di sicurezza come ulteriore requisito di sostenibilità dei prodotti-moda, che ne disciplinano la presenza sul mercato.

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Ha aperto la sessione pomeridiana il Presidente della Sezione Pelletteria di Confindustria Franco Baccani, durissimo nella censura tanto della pratica della contraffazione, quanto della lontananza di molte aziende del comparto dai principi della risponsabilità.

Si è parlato soprattutto di Cina, con un focus importante proprio sul settore pelle e calzature. La Cina è uno dei mercati potenzialmente più redditizi del mondo, ma anche uno dei più complessi sotto il profilo normativo, ha spiegato Giulio Lombardo, AD della filiale cinese di Brachi Testing Services. Quanto complessi lo hanno chiarito i rappresentanti delle Dogane dello Zhejiang, intervenuti a Firenze per spiegare nel dettaglio gli adempimenti a cui sono chiamate, in particolare, le imprese del calzaturiero.

Tutti i prodotti del comparto moda devono rispondere a requisiti rigorosi di sicurezza, con controlli sistematici sia in fase di importazione, sia direttamente nei punti-vendita, ha chiarito Lombardo. Per chi non si adegua alle regole del gioco, le conseguenze possono essere molto gravose sia a livello economico che di immagine. Di qui l’importanza di arrivare preparati, definendo un piano di controllo-qualità sui prodotti che minimizzi i rischi di estromissione e massimizzi le prospettive di successo.

Un aiuto concreto in questa direzione è rappresentato da 4sustainability (www.4sustainability.it), un’alleanza virtuosa di competenze e di esperienze nata per offrire alle imprese che operano nel settore della moda, in particolare, un supporto completo per sviluppare, gestire e comunicare progetti e azioni coerenti ed efficaci per lo sviluppo sostenibile.

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