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Aziende asiatiche, la ricetta del successo passa per la sostenibilità

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Agosto 2020

sostenibilitaLa sostenibilità gioca un ruolo fondamentale per le imprese asiatiche: è quanto emerge da un’indagine internazionale condotta dall’istituto di ricerca GFK Eurisko e DNV Business Assurance, uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale, che ha coinvolto più di 2.300 professionisti di vari settori in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia.

La maggior attenzione per la sostenibilità di prodotto si registra in Estremo Oriente, con il 95% degli intervistati convinto che trattare prodotti sostenibili sia un fattore chiave per il successo della propria azienda. Circa 10 punti percentuali in più rispetto ad America Settentrionale ed Europa, con l’Italia che si conferma in linea con la media europea (85%).

A livello mondiale, la sostenibilità è un aspetto fondamentale non solo per le aziende medie e grandi ma anche per le piccole imprese. L’83% delle società con meno di 50 addetti, infatti, avverte l’esigenza di fornire prodotti sostenibili. Anche se son sempre le grandi aziende a distinguersi maggiormente in materia di sostenibilità, le aziende più piccole stanno guadagnando terreno, come evidenziato anche dal Global Corporate Sustainability Report 2013 del Global Compact delle Nazioni Unite.

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Ciò che gli intervistati ritengono importante non sempre coincide con la pratica. Le percentuali di chi ritiene che i propri prodotti siano effettivamente sostenibili calano significativamente, a eccezione che nel Far East. L’80% degli asiatici intervistati, infatti, considera i propri prodotti sostenibili, dato che sale all’82% in Cina. In Italia, invece, la percentuale è di poco inferiore al 60%.

Secondo gli asiatici, l’impatto ambientale (94%), la sicurezza nell’utilizzo (89%) e le implicazioni economiche (85%) sono gli elementi chiave che definiscono la sostenibilità di prodotto.

Questi aspetti si rivelano di primario interesse anche nel resto del mondo, soprattutto per quel che riguarda l’impatto ambientale, che registra percentuali leggermente al di sotto della media solo in Nord America (88%).

Sono le pressioni da parte dei clienti (90%) a spingere le imprese del Far East verso la sostenibilità. Seguono le politiche aziendali (83%) e i consumatori finali (76%). Le pressioni sono decisamente meno intense nelle altre regioni, in Centro e Sud America in particolare.

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In Estremo Oriente, la sostenibilità è un elemento chiave anche per i finanziatori: il 62% degli asiatici e il 70% dei cinesi si sente spinto dagli investitori a realizzare merci sostenibili, mentre, nel resto del mondo, solo un operatore su due ne avverte in qualche modo l’influenza.

La sostenibilità non è fondamentale soprattutto per gli investitori delle vecchie economie: in Europa sono meno importanti che in qualsiasi altra area geografica (39%), in particolare in Italia (30%), e non sono cruciali nemmeno per i nordamericani, solo il 43% dichiara, infatti, di sentirsi spinto dai finanziatori a focalizzarsi sulla sostenibilità.

Interrogati sul futuro, i professionisti di ogni parte del mondo hanno confermato che le pressioni da parte dei clienti e le policy aziendali continueranno a rappresentare la motivazione chiave allo sviluppo di prodotti sostenibili, ma hanno anche dichiarato di aspettarsi pressioni crescenti da parte di comunità locali (+15%), ONG (+14%), consumatori finali (+13%) e legislatori(+12%).

Ma che cosa fanno le imprese per offrire merci più sostenibili? Agiscono lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Più grandi sono le aziende, più numerose sono le iniziative intraprese e maggiore è il focus sui comportamenti dei consumatori. Anche le piccole realtà, però, stanno lavorando intensamente su questi fronti.

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Le aziende sono impegnate su molti fronti, anche se, a oggi, la sostenibilità viene affrontata soprattutto dal punto di vista della tutela ambientale. In questa cornice l’Estremo Oriente spicca nuovamente con tassi superiori alla media. Le società asiatiche hanno implementato soluzioni volte a ridurre il fabbisogno energetico (80%), i rifiuti (76%) e i consumi idrici (62%), oltre che il ricorso a sostanze dannose (73%). Le percentuali sono ancora più alte se si considerano le sole aziende cinesi. Anche le imprese centro e sudamericane sono molto dinamiche, mentre le europee e le nordamericane sono un passo indietro.

Il 48% degli intervistati ritiene che i vantaggi siano ben superiori ai costi. Gli operatori provenienti dall’America centro meridionale e dall’Asia sono quelli che più dichiarano di aver beneficiato delle varie azioni intraprese (in Cina la percentuale dei soddisfatti si attesta al 72%).

Le aziende ne hanno beneficiato in termini di capacità di soddisfare le esigenze della clientela (46%), di miglioramento della reputazione di marca (41%) e di vantaggio competitivo (31%). I più entusiasti sono i centro sudamericani e gli asiatici, mentre in Europa e America settentrionale la sostenibilità ha un potere di differenziazione minore.

In futuro, le aziende continueranno a investire in sostenibilità? Senza dubbio, sì. Le economie in crescita non hanno alcuna intenzione di mettere la sostenibilità in secondo piano: il 68% dei centro sudamericani e il 47% degli asiatici dichiarano di essere pronti a incrementare gli investimenti.

Luca Crisciotti, CEO di DNV Business Assurance ha commentato “I riflettori sono puntati sull’Estremo Oriente e le aziende asiatiche non perdono tempo. Dieci anni fa non avrebbero risposto in questo modo, ma oggi, secondo gli asiatici, lo sviluppo sostenibile rappresenta un fattore chiave per continuare a crescere. Le economie in crescita stanno compiendo passi da gigante verso la sostenibilità dei loro prodotti, superando europei e nordamericani, distratti dalla crisi economica”.

Il sondaggio è stato svolto nel giugno 2013 su un campione di circa 2.300 professionisti che lavorano in importanti aziende dei settori primario, secondario e terziario appartenenti a diversi comparti, in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia.

Il campione è qualitativo e non statisticamente rappresentativo: il 25% delle aziende coinvolte conta meno di 50 addetti, il 32% da 50 a 249 e il 43% 250 o più; la maggior parte delle aziende coinvolte opera nel settore manifatturiero, in particolare alimentare (5%), chimico (5%), metallurgico (10%), meccanico (7%) ed elettrico (5%); il 63% degli intervistati svolge funzioni direttamente legate alla gestione tecnico-operativa, mentre circa il 10% sono decisori di alto livello (CEO, COO, amministratore delegato, ecc.); il questionario è stato somministrato con metodologia CAWI.

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