Home Imprese Sostenibili Il rischio di cambiamento climatico impone una scelta per il futuro

Il rischio di cambiamento climatico impone una scelta per il futuro

pubblicato il: - ultima modifica: 24 Febbraio 2021
cambiamenti climatici

Se non cambiamo il nostro modo di fare economia, di produrre e, in ultima analisi, anche di vivere, il futuro sarà molto difficile a causa degli effetti dei cambiamenti climatici

La minaccia del cambiamento climatico impone una scelta chiara: un futuro in cui eventi naturali distruttivi come il tifone Haiyan saranno la norma, o un futuro alimentato a energie rinnovabili e basato su un paradigma di risparmio e uso efficiente delle risorse e dell’energia.

Insomma, serve un cambio di passo radicale se vogliamo che ai prossimi negoziati per il clima, che si svolgeranno a Lima nel 2014, si possano ottenere quei cambiamenti che, ormai, non possono più essere posticipati per limitare la dannosità dei cambiamenti climatici.

La mancanza di un senso di urgenza mostrata dai governi in questo processo è stata lampante ed è per questo che le associazioni ambientaliste hanno lasciato i negoziati di Varsavia prima della loro chiusura.

I negoziatori avrebbero dovuto usare il vertice di Varsavia per fare un grosso e fondamentale passo avanti verso un’azione globale e giusta contro il cambiamento climatico.

Ma non è successo e questo mette a serio rischio i negoziati verso il raggiungimento di un accordo globale nel 2015. Una performance simile anche l’anno prossimo sarebbe disastrosa, non solo per il progresso dei negoziati, ma soprattutto per tutte le comunità vulnerabili e per il mondo naturale da cui tutti noi dipendiamo.

Le industrie più inquinanti hanno imposto una lunga ombra su questi negoziati e i governi hanno messo i propri interessi davanti a quelli della comunità globale di cittadini – afferma Maria Grazia Midulla del Wwf – Tutto questo deve cambiare: non c’è nessun modo per arrivare a un forte accordo globale nel 2015 finché i governi non rifletteranno le preoccupazioni delle persone e non gli interessi dell’industria dei fossili. Accordare agli interessi dei combustibili fossili così tanta influenza sui negoziati è del tutto inaccettabile. Questa dinamica deve cambiare se i governi vogliono convincere i loro cittadini che stanno facendo tutto il possibile per affrontare il cambiamento climatico“.

I negoziatori a Varsavia non avevano dai loro Governi il mandato di portare i cittadini verso un futuro migliore. Si sono mostrati impreparati a negoziare in buona fede, anche su questioni che colpisono le popolazioni più vulnerabili.

Il governo giapponese ha ritrattato i suoi precedenti impegni per tagliare le emissioni e il nuovo governo australiano si sta muovendo per annacquare la legislazione Nazionale sul clima, con l’apprezzamento del governo canadese.

La questione delle emissioni di CO2 dalla perdita di foreste sarà cruciale per i negoziati di Lima l’anno prossimo e i negoziatori hanno una solida base di lavoro nella cornice e negli accordi positivi raggiunti a Varsavia almeno su questo tema.

In particolare, i negoziati di Lima dovranno affrontare la questione dei finanziamenti all’azione contro la perdita di foreste.

Entro l’inizio del prossimo negoziato a Lima c’è urgente bisogno di volontà politica, impegni reali e un chiaro percorso verso un accordo complessivo e giusto a Parigi nel 2015, dove un nuovo accordo globale sul cambiamento climatico dovrà essere approvato.

I Capi di Stato e di Governo dovranno arrivare al Summit dei leader Onu, convocato dal Segretario Generale per il prossimo settembre, con nuovi impegni che corrispondano alle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico; dovranno anche impegnarsi direttamente nel percorso del processo negoziale, soprattutto a Lima e in Perù, se si rivelerà necessario, senza per questo duplicare il lavoro dei ministri e dei negoziatori.

A Varsavia, il Wwf si è unito a un ampio fronte di organizzazioni della società civile, movimenti sociali e sindacati per dire Quando è troppo è troppo. Ci impegneremo a mobilitare i nostri membri e sostenitori per fare pressione sui governi perché intraprendano azioni più concrete contro il cambiamento climatico. E lavoreremo per costruire un legame diretto tra gli esiti della Social Cop in Venezuela e le Cop in Perù e in Francia” conclude Midulla.

Condividi: