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Riqualificazione degli immobili, una spinta per l’economia italiana

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020

luca-dondi-nomismaL’interesse verso la riqualificazione degli immobili nelle nostre città è davanti agli occhi di tutti; gli operatori economici del settore ma anche le banche, le finanziarie e il Governo guardano con sempre maggior interesse a un settore che potrebbe ortare linfa e vitalità alla onostra economia.

Lo dice anche l’ANCE, l’associazione nazionale costruttori edili, che stima in oltre 48 miliardi di euro l’impatto sull’intera economia delle misure sulla casa e sull’edilizia in genere, che porterebbero inoltre alla creazione di 250mila posti di lavoro.

Un ruolo quindi sempre più importante ma anche delicato per il settore della riqualificazione. Abbiamo quindi deciso di chiedere a Luca Dondi, direttore generale di Nomisma, società indipendente che realizza attività di ricerca e consulenza economica per imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni, a livello nazionale e internazionale, perché questo accade e dove stiamo andando?

Il settore della riqualificazione è strategico perché c’è bisogno di stimolare la crescita; attraverso la riqualificazione si può dare un contributo eduno stimolo alla crescita per cui è una fase di stabilizzazione dell’economia, con un aspettativa di incremento del PIL molto contenuta riuscire ad avere degli strumenti di attivazione della crescita è molto importante.

Dove stiamo andando speriamo nella giusta direzione cioè enfatizzando gli aspetti di efficientamento e riqualificazione perdendo di vista quelli di nuova costruzione sul terreno vergine saranno importanti nei prossimi mesi per capire se effettivamente ci siamo inseriti in un solco internazionale o stiamo semplicemente aspettando che ritorni un mercato che abbiamo lasciato alle nostre spalle che difficilmente tornerà, per cui se l’aspettativa è quella che si riproporrà uno schema, un mercato come quello vecchio rimarremo per l’ennesima volta delusi e indietro.

Per riqualificare il patrimonio pubblico nazionale potrebbe essere un sistema di spending review in qualche modo, quali sono gli ostacoli principali oggi, per un piano nazionale di questo tipo.

Quello corretto potrebbe essere uno stimolo importante e contenimento della spesa è il primo elemento di consapevolezza, cioè sapere qual è il patrimonio? Come è articolato? Dove intervenire? Come farlo? È questo quello che manca a vari livelli e impedisce l’orientamento delle risorse su quello che potrebbe essere un elemento di spending review e allo stesso tempo di stimolo alla crescita quindi non riuscire a capire l’importanza della riqualificazione fa parte di quella mancanza di capacità strategica che purtroppo caratterizza la classe dirigente di questo paese.

Una delle debolezze del paese dell’Italia, è che è un paese data poor, non ci sono mezzi sufficienti per misurare la qualità, la quantità del patrimonio immobiliare pubblico e privato, è corretto?

È corretto. Purtroppo c’è una mancanza di dati ma questa deriva da una propensione alla trasparenza molto timida per cui a differenza di altri paesi dove il dato è un patrimonio comune nell’interesse del sistema il dato in Italia è un patrimonio del singolo nell’interesse proprio, questo è il salto culturale che dobbiamo fare per riuscire ad attrarre investimenti stranieri altrimenti rimarremo un mercato piccolo e contingentato dal punto di vista della quantità e dal volume di quantità del volume degli investimenti complessivi.

Perché REbuild deve essere sempre più un ruolo importante dentro la discussione e il dibattito italiano sulla riqualificazione?

Perché è un’iniziativa coraggiosa e in un certo senso è corretta sia temporalmente che strategicamente, perché va oltre gli schemi classici perché è proiettata su una ribalta che non è quella nazionale quindi è un’avanguardia rispetto ad un mercato che arretra o che comunque ha attardato su linee e schemi di sviluppo piuttosto arretrate.

L’intervista è stata realizzata da Issam Ettamzi per REbuild.

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