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Legambiente ha pubblicato il Rapporto Pendolaria 2013

pubblicato il: - ultima modifica: 11 Agosto 2020

Dal Rapporto Pendolaria 2013 di Legambiente emerge un’Italia a due velocità, divisa tra i successi dei treni veloci, Frecciarossa e Italo, e l’eterna crisi dei treni regionali.

Sono tempi difficili per i cittadini italiani che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o a studiare.

Una condizione di disagio che nelle grandi città dipende dal successo di frequentazione dei treni, sempre più stracolmi, mentre sulle altre linee frequentate dai pendolari la situazione è di disperazione per la riduzione dei collegamenti avvenuta negli ultimi anni. Dei problemi di questi cittadini, sono quasi tre milioni, non si occupa nessuno.

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Persino di fronte a tagli clamorosi di risorse come quelli avvenuti negli ultimi anni, una questione che è evidentemente di interesse generale non riesce a trovare spazio. Nel dibattito pubblico e nell’attenzione politica questi problemi compaiono per alcune settimane all’anno, quando i problemi sono tali da catturare l’attenzione per via di proteste o incidenti.

Eppure guardare ai problemi dei pendolari è oggi una chiave imprescindibile per capire non solo la domanda di mobilità delle persone, ma più in generale il Paese, soprattutto in un momento così difficile per le famiglie, il lavoro, l’economia.

Per cominciare a occuparsi della questione pendolari occorre guardare con attenzione a quanto sta accadendo sulla rete ferroviaria italiana e ad alcuni cambiamenti recenti.

Il primo cambiamento avvenuto nel 2013 riguarda il numero totale dei passeggeri sulle linee regionali, che ha avuto una leggera riduzione dell’1,4%. È la prima volta che succede da dieci anni e la ragione sta nel crollo del numero dei viaggiatori in alcune Regioni. Ossia quelle dove in questi anni sono stati effettuati i maggiori tagli al servizio.

In Campania sono stati effettuate riduzione complessive del servizio pari al 19% dal 2010 a oggi con punte di -50% dei treni in circolazione su alcune linee. La conseguenza è che si sono ridotti i passeggeri da 467.000 del 2011, a 395mila lo scorso anno, fino ai 310mila. Mentre in Piemonte i tagli al servizio sono stari del 9,75% e soprattutto sono state cancellate ben 13 linee con la conseguenza che i viaggiatori sono passati da 236mila al giorno dello scorso anno ai 209mila del 2013.

Solo in queste due regioni oltre 110mila passeggeri in un anno in meno a causa dei tagli, a dimostrazione di quanto la quantità e la qualità del servizio incida sul determinare o meno quante persone si muovono su mezzi privati o sui treni. Complessivamente sono oltre 2 milioni e 861mila i passeggeri sul servizio ferroviario regionale, dal 2007 a oggi l’aumento è stato di oltre il 20% e di circa il 7% dal 2010.

A conferma di quanto politiche lungimiranti e investimenti producano risultati sono i numeri di crescita dei pendolari in Lombardia e in Alto Adige, in Toscana e in Emilia-Romagna.

Il secondo cambiamento è il grande successo dei treni che tra Salerno e Torino oggi si muovono sulla linea ad alta velocità, con sempre più persone ogni giorno sui Frecciarossa e sugli Italo. Risultati positivi si riscontrano anche per i treni Frecciargento e Freccebianche al centro-nord dove sono stati fatti investimenti sul materiale rotabile e ridotti i tempi di percorrenza a dimostrare, ancora una volta, quanto una diversa politica dell’offerta ferroviaria sia premiata dai cittadini.

Stessi numeri non si trovano, purtroppo, sui treni intercity o per i collegamenti nelle altre direttrici nazionali (Adriatica, Tirrenica, Napoli-Bari, Jonica, ecc.) dove sembra essere rimasti fermi agli anni Ottanta come tempi di percorrenza. Non è colpa dei Frecciarossa se la situazione sia così difficile per i pendolari come per chi si muove sulle direttrici nazionali secondarie.

Però è vero che quel successo è figlio di investimenti e attenzioni (oltre che di riduzione delle alternative più economiche come gli intercity sulle stesse linee), che oggi si devono spostare nelle aree urbane per dare risposta a 3 milioni di cittadini e ai tanti che vorrebbero lasciare a casa ogni giorno l’automobile per prendere un treno. Altrimenti il rischio è che aumenteranno le differenze tra una parte e l’altra del Paese, tra treni di serie A e treni di serie B.

La campagna Pendolaria 2013 di Legambiente vuole dare visibilità e forza a una battaglia di civiltà come quella di avere nelle città italiane treni nuovi, più numerosi e puntuali per chi viaggia, carrozze pulite e non sovraffollate, servizi migliori nelle stazioni, maggiori informazioni ai viaggiatori, collegamenti e tariffe che migliorino gli spostamenti quotidiani riducendo il bisogno del mezzo privato.

Perché quella dei pendolari è una questione nazionale, è un tema ancor prima che ambientale di dignità, di diritto alla mobilità delle persone. Lo fanno ben capire i numeri: sono 670mila i pendolari lombardi, 560mila quelli del Lazio e su alcune linee è come se ogni mattina si spostassero tutti gli abitanti di città come Arezzo o Ancona.

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