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Il futuro della mobilità sta nell’auto che si guida da sola?

pubblicato il: - ultima modifica: 9 Agosto 2020

google-self-driving-carAuto e bus senza pilota, investimenti milionari alla ricerca di sicurezza e confort di viaggio. Una panoramica globale di progetti, player e casi pratici per avvicinarci al futuro della mobilità.

Mai come negli ultimi mesi sono proliferati annunci, presentazioni e test sperimentali di automobili che viaggiano da sole. Per i nostalgici degli anni ’80 è il sogno di KITT che si kittrealizza (la celebre serie televisiva Supercar con David Hasselhoff).

Per i più giovani è l’ultima App sviluppata da Google. In ogni caso l’industria (automobilistica e non solo) sembra essere dapprima affascinata dalla tecnologia driverless, quindi concretamente intenzionata a sviluppare vere linee di business dedicati all’autopilota. Si è partiti con piccoli gadget che coadiuvavano la guida fino ad arrivare ai sistemi di parcheggio automatico.

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Poi il grande salto per testare, in strada, auto con pilota automatico. Secondo lo studio Disruptive technologies del Global Institute McKinsey la guida autonoma è una delle 12 più importanti tecnologie che cambieranno il futuro delle nostre vite.

Ironia della situazione, Google è stata tra le prime aziende che per tutt’altre ragioni rispetto alla mobilità ha sperimentato delle applicazioni di guida automatica.

Le prime Googlecar suscitavano lo stesso fascino di una missione del Discovery sulla luna. In pochi anni sono proliferati progetti di vario genere, avventure di traversate globali e infine sono arrivati i big dell’automotive.

Oggi il quadro è più che mai complesso con molte varianti tecniche ma soprattutto con scenari di business ancora in corso di valutazione. Il tema è interessante da un punto di vista tecnico, legale e culturale.

Nell’automotive troviamo molti player già ai nastri di partenza. Volvo ha avviato una sperimentazione di una flotta di 100 auto a giuda autonoma nelle strade di Goteborg, in collaborazione con l’Amministrazione dei Trasporti svedese, l’Ente dei Trasporti svedese, il Parco Scientifico Lindholmen. Il progetto Drive Me è finanziato dal Governo svedese e se le auto viaggeranno nel 2017, già nel 2014 parte una valutazione e uno sviluppo congiunto di veicoli di prova.

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Nissan ha testato in Giappone sulla Sagami Expressway, tratto autostradale nella Prefettura di Kanagawa una Leaf a guida autonoma e il Governo ha allo studio normative per autorizzare la circolazione di veicoli autonomi nelle strade.

General Motors è un po’ più indietro ma pochi giorni fa ha rinnovato il programma di ricerca con la Carnegie Mellon University di Pittsburg per proseguire lo sviluppo di un sistema di guida autonoma. Ford si è affidata all’Università del Michigan e al gruppo americano State Farm per avviare 10 anni fa una ricerca sul tema che ha prodotto un prototipo di Fusion Hybrid presentato lo scorso dicembre.

Le prime sperimentazioni di auto autonome nascono invece da un settore diverso dall’automotive. Le Google Cars su base Toyota hanno ormai da oltre un decennio aperto la strada a questa tecnologia. Oggi sono in tanti a chiedersi gli sviluppi di questi investimenti. Google è player globale in più industrie e la guida autonoma è per loro matura per il mercato.

Sicuramente con un modello di business innovativo, che non prevede di vendere auto ma servizi di mobilità. Non a caso hanno investito pochi mesi 258 milioni di dollari nella start up Uber. Infine nel panorama americano non poteva mancare la Tesla Motors che, testimonial di ogni innovazione, ha lanciato qualche primo messaggio tramite il suo CEO Elon Musk sulla possibilità di integrare le tecnologie driverless nei propri modelli. Intanto ha avviato la selezione di personale qualificato dedicato al progetto.

Nel vecchio continente spicca la sperimentazione della Mercedes S500 Intelligent drive, che ha percorso la scorsa estate 100 km tra Mannheim and Pforzheim seguendo uno storico tracciato utilizzato nel 1888 da Bertha Benz per dimostrare l’utilizzo quotidiano dei veicoli tedeschi, premessa per la diffusione di massa. Un percorso simbolico a testimonianza di quanto il gruppo creda nella nuova tecnologia.

Non ci sono solo grandi case automobilistiche impegnate nel settore, al prossimo salone di Ginevra la casa svizzera del patron Frank M. Rinderknecht presenterà il prototipo una rinspeedberlina elettrica con guida autonoma e gli interni da business class, cioè già progettati per la vita autonoma oltre che la guida. Volante al centro e sedili dotati di ogni confort per il miglior viaggio possibile, come un salotto. Vedremo i commenti dal vivo.

Anche l’Italia ha la sua eccellenza tecnologica nel settore, il gruppo di ricerca di VISLab dell’Università di Parma, guidata dal Prof. Alberto Broggi si è distinta già nel 2010 per il viaggio Parma-Shanghai con una carovana di veicoli solari dotati di un sistema di visione artificiale con guida autonoma. Lo sviluppo tecnologico è proseguito fino al prototipo Braive che ha già circolato per le vie della città di Parma in alcuni test sperimentali.

Il mercato futuro sembra promettente. Una ricerca di pochi giorni fa condotta da IHS Automotive in America prevede meno dell’1% di auto autonome nel 2025, ma che diventeranno il 9% entro i 10 anni successivi, pari a 11,8 milioni di veicoli driverless. Il problema di accettazione resterà il prezzo considerato che il valore aggiunto tecnologico sarà compreso tra i 7 e i 10mila dollari.

E se pensiamo che gli utenti non siano pronti arriva puntuale una ricerca dell’agenzia americana Car Insurance che ha intervistato 2000 potenziali acquirenti. Sorprendenti i risultati, il 20% degli intervistati comprerebbe questa tecnologia per ragioni di sicurezza, cioè sapendo che può ridurre i rischi di incidente. In America il 95% degli incidenti è causato da errore umano e la guida automatica potrebbe ridurre i costi assicurativi fino all’80%. Ovvio quindi che rispetto a un risparmio così forte, il 95% degli intervistati affermi di volerne acquistare una.

Carlo Iacovini, dopo una laurea in economia, ha progettato un sistema di car sharing elettrico per citycar… ma era il 1996, troppo presto. Carlo vanta 14 anni di esperienza nella consulenza manageriale, in aziende private e pubbliche, è fondatore e responsabile di NGO e progetti internazionali. Collabora con Green Planner Magazine per la stesura di articoli dedicati alla mobilità elettrica e sostenibile.

L’articolo originale è stato pubblicato da GreenValue BlogViaggiare senza guidare, una visione per rivoluzionare la mobilità

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