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Biocarburanti di seconda generazione, compatibili con l’ambiente

pubblicato il:
sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Questo articolo, scritto da Carlo Alberto Rinolfi, presidente di Mondohonline, è stato pubblicato dal magazine online Mondohonline e può essere consultato integralmente qui: Bioraffinerie di seconda generazione

Alcune imprese sembrano più adatte di altre ad apprendere le nuove regole del cambiamento che si sta imponendo su quasi tutti i mercati dell’era globalizzata. Uno dei loro segreti risiede nella natura dei loro processi produttivi. È questo il caso di molte industrie chimiche che, a differenza di quelle meccaniche, sembrano possedere un codice genetico più flessibile e quindi più pronto a rapidi mutamenti di campo.

Come alla pentola magica dell’apprendista stregone bastano pochi elementi per scatenare le pozioni più impensate, così è per molte industrie di trasformazione della chimica secondaria. Il loro processo produttivo è così flessibile da permettere di realizzare rapidamente tante varianti di prodotto su misura semplicemente con piccoli cambiamenti di ricetta.

In questo caso per ricercatori, manager e imprenditori creativi, la flessibilità mentale e produttiva può offrire la possibilità di raggiungere risultati impressionanti. Se poi si pensa alle code di rospo o all’immancabile ala di pipistrello che la sapienza dell’alchimista usa per rendere più potente la sua pozione magica, non si va molto lontano dal modo in cui negli anni del dopoguerra sono nate molte imprese che hanno realizzato i tanto leggeri quanto colorati prodotti in plastica per le massaie italiane.

In quell’epoca nel pentolone ci finirono anche stracci di vestiti mescolati a lastre dei raggi X abbandonate dagli alleati. Per queste aziende, realizzare un nuovo prodotto dalla miscelazione di scarti da altri settori o sottoprodotti di vario tipo non è mai stato un tabù. Sembra quasi che la proverbiale creatività italiana si trovi a suo agio in questo comparto industriale.

Non stupisce quindi che un’azienda italiana, nata negli anni ’50 per produrre packaging in polietilene, operi con successo sui mercati mondiali e stia oggi apportando un’innovazione decisiva nel campo dei biocarburanti di nuova genera

Nel pentolone questa volta ci sono finiti scarti agricoli difficilmente commestibili persino dagli animali, come la paglia del riso che di solito è dispersa nel terreno e la comune canna gentile che nasce spontanea ai margini delle coltivazioni e che i ragazzi di campagna da sempre utilizzano per giocare agli indiani.

Due poveri sottoprodotti dell’agricoltura che diventano preziosa biomassa lignocellulosica da convertire in etanolo attraverso un raffinato processo di trattamento preparatorio e di idrolisi. Un’innovazione che ha l’enorme pregio di non sottrarre coltivazioni di prodotti alimentari al mercato della nutrizione umana e anche per questo è destinata a espandersi a livello mondiale.

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