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Le fonti rinnovabili e non quelle fossili sono il futuro dell’economia

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sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

L’annoso problema del rapporto tra costi dell’energia e la sicurezza ambientale rispunta ogni volta si affrontano i temi legati alla crescita economica del sistema Paese.

Come nei giorni scorsi si è innescata la polemica tra le associazioni di categoria che difendono le fonti rinnovabili e il ministro Zanonato, oggi lasciano il segno le dichiarazioni del presidente di ENI Giovanni Recchi.

Per Recchi, intervistato da TgCom24, l’abbassamento del costo dell’energia, conseguenza del boom dello shale gas e dello shale oil, è una delle principali ragioni del vantaggio competitivo delle imprese statunitensi rispetto alle concorrenti europee.

La soluzione è sempre vista nelle fonti fossili e mai nelle fonti rinnovabili, sempre considerate un costo e non una risorsa da sfruttare sempre di più, insomma…

“Noi soffriamo di un’elevata tassazione che ci rende poco competitivi rispetto ai concorrenti principali e ciò si aggiunge a fattori naturali come il costo dell’energia” ha spiegato Recchi “gli Stati Uniti hanno visto una grande rivoluzione del mercato interno del gas e del petrolio, tale da renderli indipendenti dalle importazioni e oggi hanno un costo dell’energia per le imprese pari alla metà di quello europeo; sono fattori a cui non puoi ribattere in maniera sufficientemente proporzionata perché non hai le stesse risorse, quindi puoi rispondere solo con la tua tecnologia, con la capacità di esportazione, con la politica monetaria e la flessibilità del modello organizzativo”.

Resta da capire se ancora una volta si sacrificheranno sull’altare della competitività economica la salute dei cittadini e l’ambiente, visti i rischi legati alle tecniche di estrazione di petrolio e gas citate da recchi. Un Paese che guarda alle fonti fossili ritenendo che l’innovazione debba continuare a considerarle in favore di ua presunta ma non dimostrata cescita economica, è un Paese senza futuro.

Sarebbe ora che anche questi dinosauri dell’economia energetica lo capissero!

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