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Rapporto sulla Green Economy 2013, un green new deal per l’Italia

pubblicato il: - ultima modifica: 11 Dicembre 2019
Rapporto sulla Green Economy 2013

È stato presentato all’Enea il Rapporto sulla Green Economy 2013: un green new deal per l’Italia, curato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dall’Enea e giunto alla sua seconda edizione.

La prima parte del rapporto affronta il panorama internazionale, partendo da un excursus storico-economico che, dalla crisi del ’29 arriva ai giorni nostri, e fornisce un’ampia illustrazione delle proposte per un Green New Deal formulate dall’Unep e dall’Ocse, le prospettive per l’affermazione della green economy in Europa, nonché le difficoltà e le potenzialità dell’Italia, prendendo in esame le esigenze di investimenti pubblici e privati, gli effetti sull’occupazione e le riforme indispensabili.

Giovanni Lelli, Commissario Enea, introducendo i lavori ha dichiarato che “la green economy può rappresentare la chiave di volta per avviare un nuovo ciclo di sviluppo all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica, con ricadute di lungo periodo che vanno dalla salvaguardia dell’ambiente al rilancio dell’industria e dell’occupazione.

Una formidabile spinta propulsiva a un New Deal legato alla green economy può venire da una nuova pianificazione urbana che faccia dell’eco-innovazione tecnologica e sistemica il fulcro della trasformazione delle nostre città per offrire una migliore qualità della vita ai cittadini e un più sostenibile utilizzo delle risorse energetiche e non energetiche.

Si tratta di un’opportunità per la nostra industria nazionale che porterà vantaggi e competitività quanto più sarà in grado di affrontare la sfida tecnologica della trasformazione sostenibile dei propri processi e prodotti.

Con l’eco-innovazione si possono trasformare le aree urbane rendendole centri di risultati economici sostenibili e, al contempo, luoghi ideali per la crescita civile dei cittadini“.

Anche il Rapporto 2013, dedicato al Green New Deal” ha dichiarato Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile “ha fornito analisi e studi a supporto degli Stati Generali della green economy italiana.

Durante una delle recessioni forse più lunghe e difficili degli ultimi decenni, investire per innovare, differenziare e convertire prodotti e processi produttivi in chiave sempre più green potrebbe essere una strada per rilanciare il nostro sviluppo.

Un forte impulso in questa direzione può venire da concrete iniziative che possono partire, o essere rafforzate, dalle nostre città“.

La seconda parte del rapporto, focalizzandosi sulla realtà italiana, analizza proprio il nuovo ruolo che le città possono avere come volano per uno sviluppo sostenibile. In Italia il 68 percento della popolazione vive in un ambiente urbano, dove si produce in media il 75 percento dei rifiuti, e le abitazioni consumano dal 30 e al 60% in più di energia rispetto alla media UE.

Tale concentrazione abitativa accresce i problemi ambientali, come l’inarrestabile cementificazione con insediamenti distribuiti in maniera frammentata e disordinata sul territorio e che continua a occupare aree libere, spesso agricole, al ritmo di 343 metri quadrati all’anno per ciascun italiano.

Un Green New Deal che parte dalle città può costituire un quadro di riferimento unitario per interventi coordinati e integrati a livello sociale, ambientale ed economico. I settori principali per tale approccio, trattati nel rapporto sono la riqualificazione energetica delle città, le misure di mitigazione climatica, la riduzione del consumo di materiali e il miglioramento della gestione dei rifiuti, la mobilità urbana, i rapporti tra l’ambiente urbano e quello agricolo, il patrimonio culturale, la gestione sostenibile della risorsa idrica, la riqualificazione delle aree degradate e l’impiego di tecniche e tecnologie tipiche dell’Ict.

Il rapporto si avvale della prefazione di Simon Upton, Direttore del Dipartimento Ambiente dell’Ocse e di Tim Jackson, docente di sviluppo sostenibile presso l’Università del Surrey.

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