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Un progetto di Caes de La Sapienza vince lo Storage Act

pubblicato il: - ultima modifica: 17 Marzo 2014

Attiva sul territorio come poche aziende lo sono, Power-One, da circa un anno nel perimetro di Abb, ha appena consegnato un premio al progetto di storage più interessante quale vincitore di Storage Act, award promosso con il CSII Centro Servizi Incubatore di Imprese di Cavriglia e dalla Fondazione Masaccio.

A vincerlo un team dell’Università La sapienza di Roma, guidato dal Professor Andrea Vallati, del dipartimento Diaee, che assieme a più giovani ingegneri (Simone Bottillo, Marcello Moneti e Matteo Panatta) hanno ideato un sistema di stoccaggio ad aria compressa (tipicamente Caes) per piccole/medie installazioni (10 Kw circa).

È così: la ricerca italiana trova nelle aziende private energia in termine di risorse, stimoli e soprattutto finanziamenti. Per questo abbiamo cercato di capire da Averaldo Farri, sales manager di Power-One dove è possibile agire per migliorare l’incontro tra idee, progetti e finanziamenti.

Come e su quali canali avviene la collaborazione tra aziende private e centri di ricerca/universiità/parchi scientifici?

Nel contesto italiano, la collaborazione fra aziende private e centri di ricerca, avviene quasi sempre su iniziativa delle aziende che commissionano ai centri di ricerca o ai parchi scientifici, la ricerca e lo sviluppo di quelle parti di prodotto magri necessarie, ma che non rientrano nel core tecnologico dell’azienda committente.

Non mi risulta che il nostro sistema universitario, incoraggi gli atenei a ricercare attivamente collaborazioni con le aziende e questo non avviene neanche nelle facoltà di ingegneria, dove invece questo tipo di attività dovrebbe essere istituzionalizzato.

In altre parole, le università dovrebbero imparare a vendere il proprio know-how alle industrie e perseguire attivamente opportunità di collaborazione presentando i loro ambiti di eccellenza alle industrie che ne possono essere interessate.

È un processo facilitante o spesso si parlano due linguaggi diversi troppo distanti?

Come può desumere dalla risposta precedente, secondo me i linguaggi sono assai distanti. In Italia c’è l’immagine dell’università e dei centri di ricerca, come di ambiti di ricerca teorica. Questo va anche bene ma è un limite abbastanza serio del nostro sistema per una serie di motivi che sarebbe lungo esplicitare qui. Non esiste un processo facilitante. Il contatto con gli atenei avviene per eccezioni e solo se un professore si dà da fare personalmente per trovare contatti e opportunità con l’industria.

Voi come Power-One avete già in atto simili incontri che magari hanno già prodotto dei brevetti?

Noi abbiamo diversi contatti con diversi atenei ma non abbiamo mai prodotto brevetti insieme, né del resto, ci sono mai stati presentati studi teorici che avrebbero potuto trasformarsi in brevetti industriali nel nostro ambito di attività.

Tuttavia, io rimango convinto che non si debba solo guardare all’università come sorgente per nuovi brevetti. Il concetto di continuos improvement o, se vogliamo, della ricerca dell’eccellenza in tutti i processi industriali che si svolgono in fabbrica, è un’area dove gli atenei potrebbero fare moltissimo: le aree in cui si possono analizzare e apportare miglioramenti ai processi esistenti sono infinite e vanno dal design al controllo e validazione del design stesso, alla misurazione della qualità, al miglioramento dei processi di produzione e test del prodotto, dei cicli di vendita del marketing e così via.

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