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La crisi, anche energetica, dell’industria europea dell’acciaio

pubblicato il: - ultima modifica: 5 Agosto 2020
industria europea dell'acciaio

industria europea dell'acciaioL’industria europea dell’acciaio si trova in una situazione difficile, dovendo fronteggiare complessivamente una domanda inferiore del 27% rispetto ai livelli pre-crisi e trovandosi con un eccesso di capacità produttiva di 80 milioni di tonnellate.

Inoltre, secondo le stime della società di consulenze energetiche Avvenia, i costi energetici dell’industria siderurgica rappresentano mediamente un 40% del totale dei loro costi operativi e, nonostante gli ammodernamenti, molte ottimizzazioni in tema di efficienza energetica sono ancora possibili.

Con una produzione annua di 177 milioni di tonnellate di acciaio, pari all’11% della produzione mondiale, l’Unione Europea è il secondo maggiore produttore di acciaio a livello globale. La sua rilevante dimensione transfrontaliera, con 500 impianti di produzione distribuiti in 23 Stati membri, fa della siderurgia uno dei motori più importanti dell’economia europea.

L’acciaio entra inoltre in numerose altre catene produttive, con stretti legami con molti settori industriali come quello automobilistico, delle costruzioni, dell’elettronica e della meccanica. Eppure oggi il settore versa in una situazione difficile.

“L’attuale crisi economica ha determinato un rallentamento dell’attività manifatturiera e quindi della domanda di acciaio, oggi inferiore del 27% rispetto ai livelli pre-crisi” spiegano gli analisti di Avvenia.

Così molti impianti hanno ridotto la produzione, determinando la soppressione di 40mila posti di lavoro. L’industria siderurgica europea registra attualmente un eccesso di capacità produttiva di 80 milioni di tonnellate. Con un aumento della domanda ai tassi di crescita attuali ci vorranno almeno 5 anni per raggiungere l’equilibrio tra domanda e capacità.

Secondo Avvenia sarà la white economy a consentire di recuperare la competitività. Anche perché l’eccesso di capacità non è solo un problema europeo: è l’intera industria siderurgica mondiale a registrare oggi un eccesso di capacità produttiva di 542 milioni di tonnellate, di cui 200 milioni solo in Cina. L’industria siderurgica UE si ritrova così non solo a dovere contrastare gli effetti di una scarsa domanda ma anche un eccesso di capacità su un mercato dell’acciaio globalizzato.

“Investendo per adeguarsi alla white economy le aziende europee possono essere più competitive nel settore siderurgico” dichiara il fondatore di Avvenia, Giovanni Campaniello “L’acciaio è infatti destinato a rimanere uno dei materiali fondamentali nell’industria manifatturiera e nel settore delle costruzioni”.

Oggi è la Cina a dominare la scena mondiale, con una produzione di acciaio grezzo salita dal 39% del totale asiatico del 2000 al 71% di oggi, con un eccesso di capacità sul mercato interno che ha fatto sì che il gigante asiatico, un tempo importatore, si trasformasse nel maggiore esportatore di acciaio a livello mondiale.

Secondo le stime di Avvenia riguardo ai costi energetici dell’industria siderurgica sono possibili miglioramenti in grado di accrescere l’efficienza energetica e ridurre i costi dei fattori produttivi. Considerando inoltre che l’acciaio può essere ripetutamente riciclato senza perdere le sue caratteristiche fondamentali, un aumento dell’impiego dei rottami riciclati contribuirà nel breve periodo ad aumentare la competitività delle aziende europee. Produrre acciaio da rottami di acciaio invece che da minerale vergine significa infatti ridurre l’input energetico del 75% e risparmiare circa il 90%.

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