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Nitrati e spandimento dei reflui: la verità “viene a galla”

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

inquinamento delle acqueSi è fatta finalmente quell’operazione verità da tempo auspicata sulla vicenda nitrati e sulle lacune e falsificazioni nell’attribuzione alla zootecnia della responsabilità esclusiva di inquinamento delle acque.

È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare la riunione al Ministero dell’Agricoltura d’intesa con le regioni del bacino idrico del Po, congiuntamente con l’Amministrazione dell’Ambiente.

Risulta ormai chiarito anche dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) come il coinvolgimento della fonte zootecnica nelle problematiche ambientali sia del tutto trascurabile o minimo mentre, sottolinea la Coldiretti, assume un diverso teso il contributo di altre sorgenti in particolari minerali.

“È stata riconosciuta” spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti Lombardia “la bontà della nostra tesi, ossia che l’agricoltura rappresenta solo una parte residuale del problema e che le vere cause vanno ricercate altrove, dall’industria agli scarichi civili”.

Se in Europa i dati ufficiali forniti dalla Commissione confermano come tra i paesi in cui le concentrazioni massime registrate di nitrati nelle acque attribuiscono alla Germania il ruolo di Paese maggior inquinatore a causa di un modello zootecnico intensivo, nel nostro Paese occorre ricercare fuori dall’agricoltura le cause del deterioramento della qualità delle acque, così come già l’accordo del 2011 della Conferenza Stato Regioni aveva intuito avviando la realizzazione di nuovi studi sulla natura e l’origine del superamento dei valori soglia.

Occorre, dunque, apprezzare il lavoro del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina insieme al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che, grazie anche alla fattiva collaborazione delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, hanno rappresentato l’ineludibile necessità di avviare già a partire dal Consiglio europeo dei Ministri dell’ambiente previsto a Creta nel prossimo luglio la revisione del perimetro delle aree vulnerabili.

L’operazione potrà consentire di dare piena attuazione ai nuovi indirizzi di politica agricola europea che hanno stabilito il rafforzamento delle misure di sostegno al settore zootecnico che nel nostro Paese risulta organizzato con modalità sostenibili per la diffusione sul territorio e la complementarietà con la produzione di alimenti tipici e di qualità.

È chiaro che, una volta risolto il problema della delimitazione delle zone geografiche, rimuovendo le ingiuste accuse agli imprenditori zootecnici sarà anche possibile introdurre già a partire dal decreto di revisione degli effluenti alcune semplificazioni, con particolare riguardo ai periodi di spandimento reflui oltre che di valorizzazione del digestato proveniente dal trattamento degli stessi scarti zootecnici.

“Bisogna creare un sistema equilibrato e funzionante che permetta all’agricoltura italiana di lavorare nel rispetto delle norme sulla base della situazione reale dei nostri territori” conclude Prandini “le cose stanno andando come avevamo sempre sostenuto noi. Per fortuna e per il bene delle aziende e del Paese, ci stanno dando ragione”.

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