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Resistenza naturale, un documentario sull’enologia sana

città: Milano - pubblicato il:
documentario resistenza naturale

documentario resistenza naturaleNon è la prima volta che Jonathan Nossiter porta il vino nelle sale cinematografiche: risale a 10 anni fa Mondovino, girato tra la Borgogna e la Napa Valley californiana, Volterra e l’Argentina, Londra, Firenze, New York, Bordeaux…

Un’opera in cui si contrapponeva all’imperialismo enologico un piccolo gruppo di produttori. Nel documentario Resistenza naturale, il regista americano si concentra sul nostro Paese, dando la parola ai proprietari di quattro aziende vinicole di Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Toscana.

Produttori che Nossiter definisce contadini moderni rivoluzionari, in grado di vedere la propria attività agricola in un quadro politico, sociale, ecologico ed economico molto più ampio e complesso di quanto non potessero fare i contadini fino a qualche generazione fa.

Gli agricoltori del film evitano di usare diserbanti e pesticidi, preservano la biodiversità e ricorrono a metodi tradizionali di vinificazione e a interventi enologici non invasivi anche in cantina. Una posizione non del tutto condivisa dal mondo scientifico.

“La viticoltura si colloca indubbiamente tra le coltivazioni a maggiore impatto ambientale per il forte consumo di agrofarmaci, esistono quindi i naturalisti puri, che hanno dichiarato e praticano effettivamente la guerra alla chimica” spiega Anna Schneider, dell’Istituto di virologia vegetale (Ivv) del Cnr di Grugliasco (To) “Vi sono però anche molti viticoltori convenzionali che al pari dei loro colleghi biologici si sforzano di ridurre al minimo l’uso dei fitofarmaci più impattanti, agendo sulla tempestività degli interventi, sulle pratiche agronomiche, sugli interventi colturali. Insomma, i viticoltori non si suddividono tra buoni biologici o biodinamici, e cattivi convenzionali: produttori bravi e professionali sono tutti quelli che in modo responsabile si impegnano per mantenere ambiente e alimenti sani e salubri e per conservare la biodiversità, limitando l’uso delle molecole di sintesi e di quelle sostanze, come il rame, che hanno effetti tossici quando si accumulano nel suolo”.

“La posizione integralista di alcuni convinti naturalisti, inoltre, può essere negativa nel caso di epidemie come quella della flavescenza dorata, che tanti danni ha causato negli ultimi anni alla viticoltura italiana ed europea” aggiunge Ivana Gribaudo, ricercatrice dello stesso Istituto “Il rifiuto a intervenire con insetticidi contro il vettore di diffusione della malattia, anche da parte di un solo viticoltore, può infatti compromettere i risultati nel contenimento della patologia su larga scala”.

La conservazione delle tradizioni alimentari ed enologiche viene accostata nel documentario a un’altra resistenza, testimoniata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna: il recupero, con la conservazione e il restauro, dei tesori cinematografici. Paladino della memoria cinefila collettiva, Farinelli ha molto in comune con i vignaioli narrati dal regista, perché come loro difende un patrimonio culturale che rischia di andare perduto.

Qui di seguito potete vedere il trailer del documentario.

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