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Bonificare le aree inquinate con l’energia rinnovabile prodotta dalle piante

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020
vito pignatelli enea

vito pignatelli eneaLe colture utilizzate per impianti a biomasse o a biogas possono essere coltivate nei terreni ad alta concentrazione di inquinanti. Le radici delle piante assorbono nutrimento e sostanze nocive dai terreni e li trattengono.

Utilizzando queste colture per l’energia rinnovabile, si ottiene una duplice bonifica di questi territori: sociale, attraverso la riqualificazione di zone ex-agricole inquinate dallo scarico illegale di sostanze nocive e sviluppando lavoro; ambientale, grazie all’assorbimento naturale degli inquinanti del suolo, a opera delle colture agroenergetiche.

A descrivere un processo green che porterebbe vantaggi all’ambiente e all’economia è Vito Pignatelli, responsabile del coordinamento Tecnologie, biomasse e bioenergie dell’Unità Tecnica Fonti Rinnovabili dell’ENEA.

Nelle aree contaminate sono chiaramente da evitare colture destinate all’alimentazione umana e animale, ma vanno preservate le attività agricole. Le colture consigliate sono alberi a crescita rapida come robinia, salice, paulonia, pioppo, eucalipto, che già hanno un mercato per l’alimentazione di centrali elettriche, ma anche colture erbacee come la canna comune, il miscanto e il topinambur, oggetto da molti anni delle attività di ricerca ENEA, continua Pignatelli.

Si tratta, sottolinea il ricercatore ENEA, di una chiusura del cerchio ambientale che non comporta ulteriori rischi. I dispositivi di abbattimento degli inquinanti in dotazione agli impianti per la produzione di energia da biomasse o biogas sono perfettamente in grado di evitare la dispersione nell’ambiente dei metalli pesanti e degli inquinanti organici eventualmente presenti nella biomassa.

Anche a livello istituzionale le premesse sono ottime per iniziare una campagna di bioremediation della Terra dei Fuochi. La possibilità di disinquinare queste terre grazie alla produzione di biomasse agroenergetiche è già stata presentata come possibile soluzione in un documento del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali sulla Terra dei Fuochi e a livello impiantistico l’ENEA ha preso contatto con soggetti interessati a portare avanti iniziative per la bonifica dell’area. Al di là di questo, l’urgenza della situazione richiede comunque un intervento deciso, che informi e coinvolga sia gli agricoltori che i soggetti interessati all’utilizzo della biomassa prodotta, conclude Pignatelli.

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