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Crisi Ucraina: 123 milioni di euro di prodotti lombardi a rischio sanzioni russe

sanzioni russia ad agroalimentare

sanzioni russia ad agroalimentareNel primo trimestre 2014 le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Lombardia in Russia hanno superato i 29 milioni di euro e sono cresciute di oltre il 19 percento fra il 2012 e il 2013 sfiorando i 123 milioni di euro totali l’anno scorso.

È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti Lombardia su dati della Camera di Commercio di Milano, riguardo ai possibili effetti, conseguenza della crisi Ucraina, della decisione della Russia di limitare o bloccare con decreto anche per un anno le importazioni agroalimentari dai paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca per il conflitto in corso.

Analizzando le singole voci, spiega la Coldiretti Lombardia, in tutto il 2013 il valore delle esportazioni di cereali e preparazioni a base di cereali dalla Lombardia alla Russia ha superato i 23 milioni di euro, seguiti dai quasi 20 milioni di euro per prodotti lattieri e uova e dai 17 milioni e mezzo di euro per alimenti destinati ad animali, mentre le bevande lombarde in Russia valgono 16 milioni e 791mila euro all’anno.

Milano è la provincia che esporta di più verso Mosca: solo nei primi tre mesi del 2014 il valore dell’export in Russia ha superato i 18 milioni di euro, mentre se si considera tutto il 2013 ha sfiorato i 69 milioni di euro, pari al 56% del totale regionale. A seguire Brescia con più di 15 milioni di euro, Mantova con oltre 13 milioni di euro e Lecco con 7 milioni e 300mila euro e le altre province con cifre fra gli oltre 4 milioni di Bergamo e i 136mila euro di Sondrio.

Secondo un’analisi della Coldiretti nazionale, nel 2013 le esportazioni di prodotti agroalimentari dall’Italia alla Russia ha raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro. Le nuove misure restrittive annunciate fanno seguito a un altro momento di scontro commerciale tra Russia e Unione Europea.

Infatti con la cosiddetta guerra dei prosciutti la Russia ha già chiuso le frontiere a tutto l’export europeo di maiali, carni di maiale e trasformati in violazione delle regole sugli scambi alla Wto di cui è membro dal 2012, prendendo a pretesto la scoperta a fine gennaio, di casi di peste suina africana in alcuni cinghiali in Lituania e Polonia, lungo le zone di frontiera con la Bielorussia.

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