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Crisi Ucraina: aiuti UE a Grana e Parmigiano dopo l’embargo russo

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Aprile 2020
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formaggi italiani dopCrisi Ucraina: il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano con un valore delle esportazioni in Russia pari a circa 15 milioni di euro nel 2013 potranno accedere alle misure previste dalla Commissione Europea che interessano anche il Pecorino e il Fiore sardo.

È quanto afferma la Coldiretti nell’annuncio che il Comitato di gestione della UE ha deciso il via libera agli aiuti per l’ammasso privato per il burro, il latte scremato in polvere e di alcuni tipi di formaggi DOP/IGP ma anche di attivare misure eccezionali (tramite un atto delegato) per coprire anche gli altri tipi di formaggi esportati verso la Russia, al fine di attenuare l’impatto delle restrizioni russe sui prodotti lattiero-caseari dell’UE.

La Commissione, sottolinea la Coldiretti, non ha specificato l’importo del sostegno ma secondo indiscrezioni le misure dovrebbero avere un finanziamento che oscilla tra i 10 ed i 20 milioni di euro.

L’esportazione di prodotti lattiero caseari italiani in Russia è stata pari a 45 milioni di euro nel 2013 dei quali ben 42 milioni per formaggi e latticini. Tra questi un peso rilevante è rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano per un totale di circa 15 milioni mentre vale 1,5 milioni l’export di Pecorino e Fiore Sardo.

Rilevanti sono anche le esportazioni di formaggi freschi per un importo di 13 milioni di euro come le mozzarelle che al momento sono escluse dagli aiuti. Le nuove misure di intervento si aggiungono ai 125 milioni complessivamente già stanziati dalla Commissione per tutta l’Unione Europea a sostegno dei prodotti ortofrutticoli (pomodori, carote, cavolo bianco, peperoni, cavolfiori, cetrioli e cetriolini, funghi, mele, pere, piccoli frutti, uva da tavola e kiwi) per i quali il valore dell’export italiano in Russia è stato apri a 72 milioni di euro nel 2013.

Anche se molto dipenderà dalla tempestività e dalle modalità operative del sostegno già ora si può dire che secondo la Coldiretti l’importo stanziato non è sufficiente a coprire le perdite e anche che alcuni prodotti importanti per l’Italia colpiti dal blocco restano esclusi come per esempio certi prodotti lattiero caseari e i prosciutti a denominazione di origine.

Complessivamente si stima che solo per l’Italia siano state bloccate spedizioni di prodotti agroalimentari per un valore di circa 200 milioni di euro tra ortofrutta, carni, salumi, latticini e formaggi. Ma ai danni diretti si sommano quelli indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in italy ma anche la possibilità che vengano dirottati sul territorio nazionale i prodotti agroalimentari di bassa qualità di altri paesi che non trovano più uno sbocco nel Paese di Putin.

Peraltro anche in Russia si comincia a fare i conti dei danni provocati dall’embargo su alcune categorie di prodotti alimentari con il Ministero dello Sviluppo Economico della Federazione che è stato costretto ad alzare le previsioni per l’inflazione nel 2015 a 6,5 percento a causa delle sanzioni mentre per la prima volta dall’inizio della crisi Ucraina il gradimento del presidente Putin è sceso di 3 punti percentuali all’84 percento, mentre all’inizio di questo mese la percentuale era del 87%.

Dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano ma anche le mele, le pesche e le pere provenienti dall’Italia e da altri Paesi non si trovano più e con essi stanno scomparendo alcune immancabili ricette tipiche. In alcuni casi si è fatto ricorso a imitazioni di bassa qualità di produzione locale o provenienti da paesi non colpiti dalle sanzioni ma senza successo per i tanti Russi che anche con le vacanze hanno imparato a conoscere la qualità del Made in Italy.

Il ministro dell’Agricoltura Nikolai Fiodorov ha annunciato che il governo russo dovrà sostenere il suo agroalimentare con 13 miliardi di euro di fondi pubblici da qui al 2020 per compensare il divieto di import di prodotti nel braccio di ferro delle sanzioni tra Mosca e Occidente per l’Ucraina.

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