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Bio in cifre 2014, il biologico è in forte crescita in Italia

pubblicato il: - ultima modifica: 8 Agosto 2020
cibo biologico

cibo biologicoIl rapporto Bio in cifre 2014, elaborato dal Sinab, Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, e da Ismea conferma che la superficie coltivata secondo il metodo biologico al 31 dicembre 2013 è pari a 1.317.177 ettari, pari a circa il 10% del totale della superficie coltivata nazionale.

Sono in aumento anche gli operatori che al 31 dicembre 2013 risultano essere 52.383. Molte nuove aziende agricole, perlopiù condotte da giovani, scelgono la via del bio. La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta alla Toscana seguita da Emilia Romagna e Puglia.

Ma la categoria di prodotto che più di altri è una esemplificazione della ricerca di benessere a tavola è il biologico. Mentre l’economia italiana arranca il bio vola. Dal 2005 è cresciuto in modo costante il valore delle vendite in iper e super di prodotti con marchio bio a peso imposto: in nemmeno un decennio il valore del bio è cresciuto del 220%.

Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro: le vendite della grande distribuzione nei primi 5 mesi del 2014 segnano un +17% (fonte Ismea). Aumentano soprattutto le seguenti categorie: pasta, riso e sostituti del pane (+73%), zucchero, caffè, bevande (+37%), aceti (+23,5%), omogeneizzati (+21%), miele (+19%) ma non smettono di crescere le categorie di prodotto più tradizionali ortofrutta fresca (+11%), biscotti dolciumi e snack (+15%).

Eclatante è il caso del miele: è biologico il 15% del miele venduto nella GDO nel 2013; ottimo lo share anche delle uova bio (il 12% delle vendite della categoria) che pesano per l’8% del paniere bio complessivo. Vi sono poi categorie dove il bio è leader indiscusso: sono prevalentemente biologiche le composte di frutta e le gallette di riso, con quote oltre l’80%.

Un altro dato che emerge dal rapporto Bio in cifre 2014 è che la GDO non è il principale canale per il biologico: dei 2,3 miliardi di vendite interne realizzate nel 2013 copre solo il 27% del venduto a valore. I negozi specializzati (1.277 punti vendita in Italia, prevalentemente localizzati al centro-nord) sono il canale che rappresenta il punto di riferimento per il biologico, con vendite che nel 2013 ammontavano a poco più di 1 miliardo di euro (46% del totale). Anche i negozi specializzati in prodotti a marchio bio hanno compiuto un ulteriore balzo in avanti e registrano un netto +12%.

Ma non cresce solo il giro d’affari, ad aumentare è anche il numero di famiglie acquirenti: il tasso di penetrazione, cioè la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato in almeno 1 occasione un prodotto alimentare a marchio bio, sale dal 53% del 2012 al 59%; questo significa che in corso d’anno 6 famiglie italiane su 10 (poco meno di 15 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato almeno 1 volta un prodotto biologico. In soli 2 anni 1,7 milioni di nuclei familiari in più hanno acquistato bio in almeno una occasione e oggi il bio incide sul totale della spesa alimentare per circa il 2% mentre solo 10 anni fa la quota era di qualche centesimo di punto percentuale.

Il trend positivo è inoltre favorito dall’offerta dei prodotti bio che oggi è completa. Gli assortimenti abbracciano ormai tutte le merceologie di prodotto: gli scaffali della distribuzione specializzata propongono mediamente 3/4.000 referenze bio; la Gdo offre (circa 300-400 referenze per punto vendita, in funzione dell’insegna) proponendo accanto alle grandi marche anche la propria private label bio a prezzi competitivi.

Come si spiega tutto questo successo per il bio? Tanti sono i fattori. La propensione all’acquisto di prodotti a marchio biologico ha connotazioni chiare rispetto a molteplici fattori socio-economici e culturali. È più alto nelle famiglie con un reddito mensile familiare elevato (dove la propensione all’acquisto sale al 69%) e dove il responsabile degli acquisti ha un titolo di studio di livello (68%).

Non vi sono solo fattori socio-economici a influenzare la propensione al bio ma anche alcuni stili di vita come l’abitudine all’esercizio fisico (63%) e la pratica abituale della raccolta differenziata dei rifiuti (63%). Ma sono soprattutto gli stili alimentari a rappresentare una forte discriminante: vegetariani o vegani (78%), intolleranze e allergie (63%) o, in generale, la presenza disturbi che impongono grande attenzione alla dieta (68%) sono fattori che esaltano l’interesse verso il bio.

Il successo del bio non si esaurisce nell’identikit del consumatore: la motivazione di acquisto è un’altra determinante che spinge in alto i consumi La volontà di proporre cibi sicuri accresce l’interesse, soprattutto se in famiglia c’è un figlio in età pre-scolare (68%).

Ma tra i fattori di successo è il riconoscimento del consumatore di attributi aggiuntivi rispetto a quelli convenzionali che garantiscono l’acquisto nonostante il posizionamento di prezzo più elevato. La motivazione iniziale che induce al primo acquisto di un prodotto alimentare a marchio biologico è la curiosità di provare un prodotto diverso (determinante prevalente per il 25% degli acquirenti).

Altrettanto decisiva (24%) è stata l’iniziativa, da parte del negozio abituale, di inserire in assortimento prodotti biologici. Presenza di promozioni (15%) e motivi personali, come intolleranze o cambiamenti della propria dieta (15%) sono stati gli altri input significativi. Tra le ragioni più generali che giustificano la scelta di un prodotto alimentare biologico rispetto al convenzionale gioca un ruolo fondamentale la volontà di acquistare prodotti più sicuri per la salute poiché i prodotti bio seguono un metodo di produzione privo di chimica di sintesi e senza il ricorso ai pesticidi. Questa è la motivazione d’acquisto più rilevante per il 70% degli acquirenti italiani. Tra le altre motivazioni, la maggiore qualità (21%) e il rispetto per l’ambiente (9%).

Se la motivazione principale di acquisto è la garanzia di maggior sicurezza, la valutazione sui prodotti a marchio bio è comunque molto positiva tanto è vero che il 70% ritiene che i prodotti bio abbiano una qualità più elevata rispetto ai prodotti convenzionali. Il bio è quindi a pieno titolo una delle espressioni del Made in Italy di qualità.

“Ma chi acquista bio non può essere considerato come un gruppo omogeneo di acquirenti. I quasi 15 milioni di famiglie che acquistano bio vanno segmentate in 3 target distinti” ricorda Silvia Zucconi “Innanzitutto vi sono i fedeli al bio, il 27% degli acquirenti totali (4 milioni di famiglie). Questo gruppo è quello degli appassionati dell’agricoltura biologica e dei suoi prodotti i cui acquisti vanno collocati lontani nel tempo (acquistano da oltre 5 anni). La motivazione prevalente degli acquisti bio è collegata alla ricerca di prodotti sicuri per la salute perché privi di pesticidi e chimica di sintesi. I fedeli sono consumatori frequenti (tutti i giorni o quasi) e quando possono acquistano bio anche fuori casa (oltre il 67% del target ha avuto una occasione di consumo away from home rispetto a un valore medio sulla popolazione italiana del 14,5%). Per la spesa scelgono negozi specializzati perché offrono tutte le categorie di prodotto che cercano: il carrello bio è fatto da referenze appartenenti a più di 10 categorie di prodotto. I fedeli hanno stili di vita sostenibili: fanno sempre raccolta differenziata dei rifiuti e acquistano spesso direttamente dal produttore. Sono per lo più famiglie giovani, tra i 30-40 anni, con figli piccoli in età pre-scolare, dove la quota di vegetariani o vegani è più alta della media (16% a fronte del 7% sulla popolazione)”.

Accanto a chi acquista bio da tempo vi sono i consumatori che si sono avvicinati al bio da meno tempo. Due sono i segmenti, attratti dal bio per motivi diversi. Il gruppo più ampio, le new entry, sono stati affascinati dal bio grazie alle promozioni. Sono interessati soprattutto a succhi, miele, uova, marmellate. Il consumo è ancora poco frequente (soprattutto 2/3 volte al mese). Ma l’interesse per tale target è soprattutto legato alla sua consistenza: 8 milioni di famiglie, il cui richiamo delle promozioni potrebbe estendere la sperimentazione a un numero maggiore di categorie, incrementandone quindi la spesa e la frequenza.

Sempre tra i novizi del bio (acquistano da 2-3 anni) c’è il target degli etici. Si differenziano in modo profondo dal gruppo delle new entry, sia nella motivazione di acquisto che nei canali di approvvigionamento. Gli etici bio acquistano poiché il sistema produttivo che sta a monte assicura un processo rispettoso dell’ambiente. I comportamenti sostenibili del gruppo si riflettono anche nella scelta del canale: acquistano nei negozi specializzati ma privilegiano anche gli acquisti diretti, direttamente dal produttore, in mercatini o accedendo a gruppi di acquisto solidale. Hanno un paniere di prodotti vario che copre la classe 5-10 categorie di prodotto con grande interesse per olio di oliva, ortofrutta, pasta, bevande vegetali. Gli etici hanno un profilo preciso: single senza figli, giovani appartenenti alla classe età media 20-30 anni.

Quali trend per il bio nei prossimi anni? Anche considerando la segmentazione dei bioconsumatori è evidente come il comparto abbia grandi spazi di crescita. Il barometro Nomisma non individua alcun segnale di inversione di tendenza nemmeno per il 2015: le previsioni di spesa per prodotti alimentari a marchio bio sono segnalate stabili (70% degli attuali acquirenti) o in crescita (19%) con un saldo quindi decisamente positivo rispetto alla restante quota che immagina una lieve diminuzione(solo l’11% degli attuali acquirenti). A prevedere un incremento maggiore è tra l’altro il gruppo dei fedeli.

La quota di chi prevede una spesa bio in contrazione sarà inoltre compensata dalla capacità di attrazione di nuovi consumatori: il 32% di chi oggi non acquista si dichiara propenso alla sperimentazione, soprattutto se le marche dei prodotti preferiti inserissero una linea bio e se fossero in assortimento nei negozi abitualmente frequentati.

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