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Made in Italy sfruttato per vendere di tutto

pubblicato il: - ultima modifica: 8 Agosto 2020
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made in italyNon si ferma l’assalto dei furbetti del finto Made in Italy; oggi infatti è stato sequestrato alla dogana di Ponte Chiasso di un carico di giubbotti costati 73 centesimi l’uno, fatti in Cina ma che in etichetta avevano la bandiera tricolore in modo da far credere ai consumatori che avrebbero acquistato dei prodotti italiani.

I furbetti del finto Made in Italy magari evitano di scrivere esplicitamente fatto in Italia, ma usano tutti gli espedienti (dalla bandiera tricolore, a immagini dei territori italiani a nomi italiani) per evocare il Belpaese e le sue produzioni di qualità.

Infatti in giro per il mondo si trova un po’ di tutto: dalla Pomarola del Brasile all’olio Pompeian del Maryland fino alla Zottarella venduta in Germania ma anche pelati San Marzano fatti in California, scamorza Salerno prodotta in Canada, salame Napoli del Nordamerica e addirittura il kit per fare in casa la mozzarella prodotto in Inghilterra.

“È la stessa cosa che avviene con il cibo in giro per il mondo” spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia “salami, formaggi, vini, mozzarelle, insaccati, prosciutti venduti con nomi italiani o con la bandiera italiana sull’etichetta in modo da far pensare che si tratta di tesori agroalimentari in arrivo dal nostro Paese. La contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari Made in Italy vale nel mondo circa 60 miliardi di euro e costa all’Italia quasi trecentomila posti di lavoro che si potrebbero creare nel Paese con una seria azione di contrasto a livello nazionale e internazionale”.

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