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2 italiani su 3 sono favorevoli alla cannabis per uso terapeutico

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cannabis uso terapeuticoQuasi due italiani su tre (64 percento) sono favorevoli alla coltivazione della cannabis a uso terapeutico in Italia, per motivi di salute ma anche economici e occupazionali: è quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, divulgata in occasione della presentazione al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, del primo studio sulle potenzialità economiche e occupazionali della coltivazione, trasformazione e distribuzione della cannabis a uso terapeutico in Italia.

La maggioranza dei cittadini accoglie dunque con favore, sottolinea la Coldiretti, la firma del protocollo per l’avvio della produzione di cannabis terapeutica nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze da parte del Ministro della difesa Roberta Pinotti e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Una comprensione che risponde ai bisogni di pazienti con patologie gravi come Sla, la sindrome di Tourette, l’Alzheimer, il Parkinson e diversi tipi di sclerosi come la sclerosi multipla, contro le quali farmaci con il principio attivo della cannabis si sono dimostrati utili. I primi prodotti farmaceutici saranno pronti entro il 2015 con la costituzione di un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei ministeri della Difesa e della Salute e da quello delle Politiche agricole e forestali, dello Sfcm, dell’Aifa, dell’Istituto Superiore di Sanità, e delle Regioni e Province autonome, per definire in un protocollo operativo, la programmazione delle operazioni da compiere, la quantificazione dei fabbisogni in relazione alle patologie, la fitosorveglianza, le verifiche e le tariffe le competenze del pool di esperti.

Spetterà poi al Consiglio Superiore di Sanità dare il via libera alla produzione, dopo l’esame del protocollo. Il progetto pilota si pone l’obiettivo di rendere disponibili a farmaci a prezzi più accessibili, ma anche di arginare la diffusione e il ricorso a prodotti non autorizzati, contraffatti o illegali che è in rapida espansione.

La coltivazione, trasformazione e commercio in Italia della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti in Italia e all’estero può generare da subito un business di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi al flaconi. Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta.

Si tratta di ambienti al chiuso dove più facilmente possono essere effettuate le procedure di controllo da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi. Il calcolo per difetto tiene conto della disponibilità di circa 1000 ettari di terreno, della produzione di sostanza secca di infiorescenze e foglie sommitali, del numero di cicli di coltivazione possibili all’anno e della resa in principio attivo che, secondo il Ministero della Sanità, viene attualmente importato con un costo di circa 15 euro al grammo.

Una opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera italiana al 100 percento che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica. Una prima sperimentazione che potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto nei terreni adatti: negli anni 40 con ben 100mila gli ettari coltivati l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà indica utilizzata a fini terapeutici.

“L’agricoltura italiana è oggi pronta a recepire le disposizioni emanate dal Governo e a collaborare per la creazione di una filiera controllata capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si tratta anche di un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia nel mondo”.

In attesa del via libera su vasta scala della cannabis indica a scopo terapeutico in Italia è boom nella coltivazione della canapa (cannabis sativa), con un aumento del 150 percento dei terreni coltivati nel 2014 rispetto all’anno scorso a scopo tessile, edile, cosmetico. Nel 2014 sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina che dalle 150 del 2013 sono passate a circa 300 quest’anno, con il conseguente aumento degli ettari coltivati in Italia che da circa 400 (nel 2013) sono diventati 1000, con campi di canapa che fanno capolino dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Friuli V.G. Sicilia e Sardegna.

Un vero boom spinto dalle molteplici opportunità di mercato che offre questa coltivazione particolarmente versatile e dalla quale si ottengono dai tessuti ai materiali edili, ma anche olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta o imballaggi come dimostra l’esposizione allestita dalla Coldiretti per l’occasione al Forum internazionale di Cernobbio. Un’ampia mostra dei tantissimi usi di questo tipo di piante, a partire da quelli più innovativi come gli eco-mattoni di canapa da utilizzare nella bioedilizia che, oltre a garantire un’alta capacità isolante, sia dal caldo che dal freddo, assorbono anche CO2.

Ma c’è pure il pellet di canapa per il riscaldamento che assicura una combustione pulita. In mostra anche le tante varianti alimentari, dai biscotti e dai taralli al pane di canapa, dalla farina di canapa all’olio, le cui proprietà benefiche sono state riconosciute dal Ministero della Salute, dall’Oms e da numerose ricerche. Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono, infatti, proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile.

Dalla canapa si ricavano inoltre tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Si tratta in realtà di un ritorno per una coltivazione che fino agli anni ’40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del boom economico che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta.

ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la legge Cossiga contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

Oggi le Istituzioni, continua la Coldiretti, sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo di minore rigidità che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa italiana con la presentazione in Parlamento di ben tre proposte di legge alla Camera che dovrebbero convergere in un testo unificato sul quale sono state anche avviate audizioni informali degli esperti.

“Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica e occupazionale del paese”.

L’Italia è all’avanguardia nelle ricerche sulle possibili applicazioni terapeutiche di linee di canapa dotate di profili specifici e puri di diversi cannabinoidi, utilizzabili nel settore farmaceutico. Il Cra-Cin di Rovigo svolge ricerche nel settore della genetica della biosintesi dei cannabinoidi in canapa, determinando le sequenze geniche responsabili della diverse varianti chemotipiche esistenti, e mettendo a punto marcatori Pcr per la selezione assistita per l’identificazione precoce del chemotipo, del sesso maschile nella canapa dioica, e per l’analisi della variabilità genetica dei materiali in collezione.

Dalle attività sulla canapa e in particolare dalla selezione di nuove varietà stanno emergendo applicazioni in campo alimentare, cosmetico e nutraceutico che verosimilmente offriranno nuove possibilità di sviluppo di impresa e l’assunzione di nuovo personale. È avanzato il progetto della costituzione di uno spin-off che metta in pratica queste possibilità di sviluppo, rilanciando, in una zona tipica e vocata alla coltivazione della canapa, una coltura che anche per tutto il comparto agricolo rappresenta un’alternativa di notevole interesse alle colture tradizionali.

La canapa è una delle piante meno impattanti sull’ambiente. Può essere coltivata senza alcun impiego di diserbanti e insetticidi. Ha minime esigenze di fertilizzanti e lascia nel terreno una buona dotazione di sostanza organica, rappresentata da una gran parte dell’apparato fogliare, oltre all’abbondante e profondo apparato radicale. Le colture che seguono la canapa rispondono positivamente, producendo sensibilmente di più. In alcuni casi il grano rende anche il 20 percento in più rispetto a una tradizionale rotazione con altre graminacee o bietola. I venti anni dedicati quasi esclusivamente a studiare questa pianta hanno consentito all’Italia di collezionare un catalogo di canapa selvatica e non, con più di 300 tipi diversi.

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