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Torna la cucina povera per 6 italiani su dieci

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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cucina poveraSei italiani su dieci hanno ridotto gli acquisti alimentari, per un totale di 15,4 milioni di famiglie costrette a tirare ulteriormente la cinghia negli ultimi due anni. È quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con Studio Ambrosetti.

Nel dettaglio oltre 12,3 milioni di famiglie italiane di fronte alla crisi hanno deciso di ridimensionare gli sprechi nei propri consumi alimentari (48,1 percento) mentre 3,1 milioni hanno dovuto tagliare i consumi essenziali (12,3 percento). Per quasi 9,5 milioni di famiglie italiane (36,7 percento) peraltro la crisi ha lasciato i consumi alimentari grosso modo invariati, mentre sono 468mila le famiglie a dichiarare di averli aumentati (1,8 percento).

Non sorprende quindi che al vertice dei fattori che, secondo gli italiani, determinano la loro dieta ci siano la ricerca della qualità e della genuinità (45,4 percento) e i prezzi (39,1 percento); a seguire si trovano i gusti, mangiare quel che piace (il 35,9 percento) e la voglia di alimenti salutari (28,4 percento). Genuinità e prezzi incarnano i due poli del paradigma del consumatore contemporaneo, maturato nelle dinamiche della crisi, che ha fatto proprie le logiche della sobrietà e i valori di un rapporto non più compulsivo con i consumi, in una logica nuova dove quantità non vuol dire qualità.

Si spiega così anche il ritorno della cucina povera che utilizza gli avanzi, tagli minori, pesci poveri o addirittura gli scarti per risparmiare, ma anche trucchi naturali per stare meglio con il ritorno delle diete naturali, delle posizioni miracolose e dei cibi afrodisiaci. Un patrimonio di trucchi e segreti che consentono sì di risparmiare, ma soprattutto di offrire un elemento distintivo che valorizza lo stare assieme a tavola. La messa in campo di comportamenti virtuosi come la riduzione degli sprechi e il recupero degli avanzi sono gli unici aspetti positivi della crisi che fanno prepotentemente ritornare in tavola molti piatti della cucina povera.

Bucce di patate fritte, zuppa di teste di pesce che altrimenti finirebbero nel bidone della spazzatura, polpette con la carne macinata avanzata, frittate di pasta cucinata il giorno prima, pizze ripiene con la verdura non consumata e panzanella con pane raffermo sono solo alcune delle ricette che non sono solo una ottima soluzione per non gettare gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato.

“Al di là dei drammatici effetti della crisi, stiamo assistendo a un vero e proprio processo di ricostruzione del rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per prepararlo” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere”.

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