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Dalla UE il nuovo corso green: stop all’emissione di gas serra

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conversione co2L’Unione Europea ha stabilito un freno all’emissione di gas serra tra il 30 e il 43%. Il commento di Confindustria oscilla però fra ottimismo e perplessità.

L’ambiente chiama, l’istituzione risponde. O quantomeno ci prova. Il Governo italiano ha promosso una serie di agevolazioni fiscali, con coperture comprese tra il 50 e il 65%, per opere di riqualificazione energetica del proprio edificio.

Ciò ha fatto scattare la corsa al reperimento dei fondi necessari per aderire agli ecoincentivi, riacceso il mercato immobiliare, spinto gli italiani a rivedere gli edifici di proprietà in un’ottica votata al rispetto dell’ambiente. Gli ecoincentivi sono stati la prima, importante mossa in direzione di una politica green.

Migliaia di italiani hanno fatto selezione tra i prestiti online messi a confronto per poi attivarli e usufruire delle agevolazioni. Un segnale forte che fa capire quanto l’attenzione alle politiche verdi sia diventata aspetto prioritario del nuovo corso politico, non solo italiano. L’Unione Europea, infatti, chiede sforzi ancora più significativi, chiama le imprese e le realtà industriali a modificare in prospettiva eco la propria produzione e chiede di farlo in tempi piuttosto brevi.

Il Consiglio Europeo Clima-Energia ha appena diramato un piano programmatico, indicando gli obiettivi che le nazioni appartenenti all’UE dovranno perseguire, sostenuti da politiche ambientali mirate a tale scopo. L’incontro si è limitato a fissare la bandierina, lasciando carta bianca agli Stati sulle modalità di raggiungimento degli obiettivi.

E la bandierina è stata posta piuttosto in alto: riduzione del 43% delle emissioni di gas serra (GHG) rispetto ai valori del 1990 per quanto riguarda le industrie del settore ETS (scambio di emissioni) e del 30% nei settori non, ETS. Un traguardo ambizioso, complicatissimo e che metterà a dura prova le industrie italiane, già alle prese con una crisi senza tempo e ora chiamate a moltiplicare gli sforzi (e le spese) per aderire ai nuovi parametri UE.

Confindustria ha commentato con umore contrastante le nuove direttive europee, affidando a una nota ufficiale la divulgazione del proprio punto di vista “è positivo che sia stato accolto l’appello dell’industria europea ad adottare un unico obiettivo vincolante, quello relativo alla riduzione delle emissioni di gas serra, lasciando flessibilità agli stati membri nella scelta delle soluzioni tecnologiche più efficienti ed efficaci. Questo consentirà di valorizzare al meglio le specificità dei sistemi industriali nazionali sul fronte delle rinnovabili e dell’efficienza energetica”.

Il comunicato si è poi soffermato sulle difficoltà dell’economia italiana, sottolineando come tali parametri rischino di strozzare un sistema già annaspante. Per l’industria italiana si tratta di un sacrificio ulteriore mentre il Paese ancora fatica a uscire dalla crisi economica.

Nodo fondamentale è la garanzia di una competizione equa anche con gli Stati non membri delle altre nazioni. Il comunicato ha affrontato la questione augurando che nella Conferenza di Parigi 2015 si raggiunga un accordo per ristabilire condizioni di equità sul mercato internazionale, imponendo alle altre maggiori economie gli stessi obiettivi climatici dell’UE.

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