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Artigiani digitali, per passione, contro la crisi

pubblicato il: - ultima modifica: 5 Agosto 2020
artigiani digitali

artigiani digitaliGiorgio Leonardelli e il fratello Marco sono artigiani digitali: falegnami innamorati della tecnologia che ha reso estremamente moderno un lavoro tradizionale. Il 90% dei nostri prodotti, senza di essa, non esisterebbero raccontano.

Producono mobili, allestimenti museali e ricostruzioni storiche di aerei. Sono stati loro a realizzare i due simulatori di volo Spad e l’Ansaldo Sva, come quello di Gabriele D’Annunzio, conservati al Museo Caproni di Trento. Giorgio e Marco Leonardelli, titolari dell’azienda Magil di Civezzano, durante l’incontro al BIC di Pergine hanno spiegato agli studenti e futuri artigiani quanto valga per loro la tecnologia.

“Per me è sempre stata una grande passione” ha esordito Giorgio “a volte ho preso anche delle cantonate, spendendo soldi nel macchinario sbagliato. Per questo voglio raccontarvi come si fa a non illudersi”.

Con un mercato per lo più italiano, ma clienti in Polonia, Repubblica Ceca, Emirati Arabi e contatti crescenti in Europa, l’azienda occupa cinque addetti e lavora oggi grazie al digitale.

“Usiamo la tecnologia per produrre oggetti, ma oggi spesso essa finisce anche per arricchire i nostri prodotti, con monitor touchscreen, software didattici. Il mestiere artigianale del falegname si è innovato e per noi, in questi anni difficili, è stata la strategia vincente” ha spiegato Giorgio.

Nella sua azienda, sistemi di misura laser 3D e scanner creano ogni giorno al computer i modelli a cui una macchina a controllo numerico poi dà forma. Ma Leonardelli ha subito messo in guardia gli aspiranti stilisti dalla moda sulla tecnologia.

“Parlare il linguaggio digitale significa dividere la realtà in zero e uno, bianco e nero. La creatività invece è fatta anche delle sfumature, dei valori intermedi. L’artigiano, anche quello digitale, rimane analogico nella misura in cui pensa, inventa, fa spazio alle idee”.

Insomma, dopo aver dato ampie spiegazioni su stampanti 3D e sulla scheda elettronica open-source Arduino, Leonardelli ha detto ai ragazzi che le tecnologie non sostituiranno mai la mente dell’artigiano che le utilizza; gli artigiani digitali dovranno comunque elaborare idee innovative.

“Credo che nelle stampanti 3D riponiamo forse troppa aspettativa. Dubito per esempio che saremo presto seriamente tutti in grado di produrre a basso costo e sostituire i pezzi di un elettrodomestico guasto come si sente spesso dire” ha spiegato “e anche un hardware come Arduino, che consente di automatizzare qualsiasi tipo di apparecchio, aggiungendovi le funzioni tecnologiche che si desiderano, va usato con consapevolezza. Posso inventare un comando di riconoscimento vocale perché l’armadietto si apra, quando nomino il sale. Ma a chi serve? Al di là delle applicazioni domotiche, per disabili o per anziani, la tecnologia rischia di superare le nostre necessità e non risponde a interessi concreti. Dobbiamo saper usare la fantasia tenendo i piedi per terra”.

Il digitale, ha concluso, ci consente di produrre con rapidità dei prodotti e di essere estremamente precisi. Ma un investimento tecnologico ripaga soltanto quando si sceglie con oculatezza la funzione per cui utilizzarlo. Vale a dire quando è l’intelligenza a fare un buon uso della tecnologia.

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