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COP di Lima: il WWF vede il bluf della politica

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
cop 20 di Lima

cop 20 di LimaLa COP, conferenza sul clima, delle Nazioni Unite che si aprirà a Lima il primo dicembre sarà fondamentale per accertare la volontà politica per un nuovo accordo globale sul clima. I governi sono tenuti a concordare il quadro del nuovo strumento legale che deve essere approvato a Parigi nel 2015.

Con l’accumularsi delle mole di prove scientifiche chiare sulle cause e sugli effetti del cambiamento climatico, è essenziale che i governi facciano del cambiamento climatico una priorità politica assoluta e lasciano Lima con una solida base per il successo a Parigi.

“Non si possono più commettere errori o perdere ulteriore tempo prezioso. La COP è una cartina di tornasole per la volontà politica di raggiungere un accordo mondiale ambizioso ed equo sul cambiamento climatico dopo che sia la comunità scientifica che centinaia di migliaia di cittadini in tutto il mondo hanno sottolineato la necessità di agire presto e in modo efficace” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che seguirà a Lima i negoziati “Le conseguenze dell’inazione sarebbero tremende, le alternative ai combustibili fossili stanno già dimostrando tutte le loro potenzialità: dire che la sfida è difficile non è più una scusa valida. Abbiamo solo un anno di tempo prima del Summit di Parigi. C’è stato un buon avvio con le offerte iniziali da parte di Cina, Stati Uniti e Unione europea, che si sono tutti impegnati a ridurre le emissioni. Gli impegni finanziari assunti da un certo numero di paesi all’inizio di questo mese costituisce un altro necessario impulso politico ai negoziati”.

La COP di Lima si svolgerà in un continente formato da paesi in via di sviluppo che hanno già sperimentato gli effetti devastanti del cambiamento climatico attraverso inondazioni, fusione dei ghiacciai ed eventi meteorologici estremi. È anche un continente in cui sono state poste in essere azioni forti per affrontare il cambiamento climatico.

“Questo dovrebbe indurre tutti i paesi a essere pronti nel mettere da parte i propri interessi nazionali e agire nell’interesse del Pianeta” conclude Midulla.

Secondo il Global Carbon Project, nel 2013 la concentrazione di biossido di carbonio nella composizione chimica dell’atmosfera ha raggiunto le 395 ppm; si tratta della concentrazione più alta registrata negli ultimi 800.000 anni ed è del 43% più alta della concentrazione esistente agli inizi della Rivoluzione Industriale nel 1750 che risultava essere di circa 277 ppm.

Inoltre il Global Carbon Budget indica la cifra di emissioni che saranno raggiunte entro la fine del 2014 in 40 miliardi di tonnellate di CO2 il più alto livello di emissioni toccato nella storia umana, con un incremento del 2.5% rispetto al 2013.

Le emissioni derivanti dai processi di deforestazione hanno raggiunto nel 2013 la cifra di 3.3 miliardi di tonnellate, che costituisce un 8% delle emissioni totali.

“Continuare a bruciare carbone, petrolio e gas e a continuare nei processi di deforestazione e degrado degli ecosistemi forestali, significa solo aggravare l’instabilità climatica con l’alta probabilità di raggiungere e superare delle soglie molto pericolose per tutte le società umane e per l’intera natura e ricchezza della biodiversità con cui condividiamo questo periodo della vita del nostro pianeta e grazie alla quale riusciamo a vivere e a ottenere benessere e sviluppo” dice Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia.

Il rapporto Futuro Climatico da Amazonia, lanciato di recente, sottolinea l’importanza della foresta amazzonica nella regolazione del clima; messa a rischio dalla deforestazione, con una drastica riduzione dei meccanismi di evapotraspirazione, alterazione nella formazione delle nubi, nella dinamica delle precipitazioni e nei prolungamenti delle stagioni secche con diffusione dei processi di aridificazione in diverse aree amazzoniche.

Le foreste nel mondo sono attualmente un serbatoio (sink) netto di carbonio su scala globale. Molti modelli suggeriscono che la crescita delle temperatura, le siccità e gli incendi possano condurre le foreste a diventare un serbatoio debole o, addirittura, una fonte di emissione netta di carbonio entro la fine di questo secolo. Dall’occupazione umana non tribale dell’Amazzonia sono stati distrutti almeno 42 miliardi di alberi, circa 2.000 alberi al minuto, in maniera ininterrotta da almeno 40 anni.

“In occasione della COP di Lima, il WWF rilancia con forza la richiesta di bloccare al più presto i fenomeni di deforestazione in tutta l’area amazzonica. L’importanza della foresta amazzonica per i delicati equilibri dinamici del nostro sistema climatico sono fondamentali per tutti gli abitanti della Terra” sottolinea Bologna.

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