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Progetto Permaqua: Permafrost e acque in alta montagna

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progetto permaquaQuale momento finale del progetto Permaqua a Bolzano si è svolta la conferenza specialistica Permafrost e il suo effetto sul bilancio idrico e sull’ecologia delle acque in alta montagna alla quale sono intervenuti esperti locali e internazionali.

Il tema permafrost e con esso le sue conseguenze sul paesaggio, ecologia, infrastrutture e turismo è di grande attualità.

Il progetto Permaqua è partito a novembre 2011 nell’ambito del IV avviso del programma Interreg IV Italia-Austria, finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR e da contributi pubblici nazionali. Con il termine permafrost si indica la porzione di terreno che presenta per almeno due anni consecutivi una temperatura media annua inferiore a 0°C.

Al progetto triennale che si è occupato di permafrost e del suo effetto sul bilancio idrico e sull’ecologia delle acque in alta montagna, collaborano l’Ufficio Geologia e Prove Materiali (nelle vesti di Lead Partner) e il Laboratorio Biologico per la Provincia di Bolzano, e l’Università di Innsbruck per il Land del Tirolo. Il budget totale ammonta a 631mila euro.

La presenza di permafrost nelle Alpi sopra i 2.500 metri d’altitudine è maggiore di quanto spesso assunto. In Alto Adige le aree di permafrost hanno un’estensione di circa 440 km2 (6% dell’area totale), in Austria di circa 2.000 km2. Il permafrost, a causa della propria temperatura prossima a 0°C, è sensibile agli innalzamenti della temperatura.

Modelli climatici prevedono per le Alpi fino al 2100 un riscaldamento di 4°C, si attende dunque un significativo scioglimento del permafrost e come conseguenza un aumento dell’instabilità dei versanti e quindi una maggiore attività di frane e inondazioni, nonché delle variazioni del regime idrologico con conseguentemente delle ripercussioni sull’ecologia degli ambienti alpini di alta montagna.

I primi risultati del progetto Interreg IVB Alpine Space PermaNET mostrano che acque provenienti dallo scioglimento di permafrost possono contenere alte concentrazioni di metalli pesanti. In certe zone queste concentrazioni sono nettamente superiori ai valori limite dell’acqua potabile. È scientificamente provato che questi metalli pesanti non hanno un’origine geologica. Non sono però ancora stati pubblicati dei risultati fondati sulla loro provenienza. Poco chiare sono inoltre le conseguenze su flora e fauna di ambienti idrici montani.

L’assessore provinciale bolzanino ai lavori pubblici Christian Tommasini, avviando i lavori della conferenza, facendo riferimento alle sfide che giungono dai sensibili cambiamenti climatici prospettati per i prossimi anni, ha sottolineato la rilevanza strategica del sostegno di progetti di studio e di ricerca ai fini della prevenzione abbinato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui possibili effetti di tali cambiamenti nel lungo periodo e sull’importanza dei progetti avviati.

In una terra sensibile dal punto di vista geologico quale è l’Alto Adige è necessario essere consapevoli che il rischio è un fattore connaturato e che la mera manutenzione ordinaria del territorio non sempre consenta di prevenire tutti gli eventi calamitosi. Alla politica spetta il compito di creare le condizioni affinché l’attività di studio e di ricerca possa essere portata avanti nel breve, medio e lungo periodo per la miglior prevenzione possibile.

Quindi, nel suo intervento, Karl Krainer della facoltà dell’Università di Innsbruck (A) Fakultät für Geo und Atmosphärenwissenschaften ha parlato del Rock glacier nel Tirolo, mentre dei Pericoli naturali derivanti da aree con permafrost ha relazionato Volkmar Mair, direttore dell’Ufficio Geologia e Prove Materiali della Provincia di Bolzano.
La Qualità dell’acqua di torrenti provenienti da rock Glacier è stato il tema dell’intervento di Ulrike Nickus dell’istituto dell’Università di Innsbruck (A) Institut für Meteorologie und Geophysik.

Nella seconda parte della conferenza al centro dell’attenzione vi è lo Studio delle carote di ghiaccio in Alto Adige: dall’Ortles al gruppo del Sella con i primi esiti che saranno illustrati da Paolo Gabrielli del Centro di ricerca dell’Università statale dello Ohio (USA) Byrd Polar Research Center The Ohio State University, uno dei centri di ricerca più importanti a livello mondiale per lo studio di carote di ghiaccio. L’analisi delle carote di ghiaccio è tuttora in corso.

Gerfried Winkler dell’istituto dell’Università di Graz (A) Institut für Erdwissenschaften si è soffermato sul tema Idrogeologia di rock glacier relitti nelle Niedere Tauern, mentre Bertha Thaler del Laboratorio biologico, Agenzia per l’ambiente della Provincia di Bolzano nel suo intervento ha trattato di Ecologia di laghi e torrenti in aree con permafrost.

Monica Tolotti del Research and Innovation Centre della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN) nella sua relazione si è soffermata sul tema Sedimenti lacustri come archivi del cambiamento ambientale.

Entro l’autunno del 2015 i risultati definitivi del progetto Interreg IV Italia-Austria Permaqua verranno raccolti in una relazione finale; la sintesi delle attività svolte nel progetto Permaqua sarà anche pubblicata in un opuscolo informativo.

Nell’ambito del progetto Permaqua sono state effettuate analisi sulle acque e confrontate informazioni già esistenti, in modo da reagire alle attuali variazioni negli ambienti con permafrost. A tal fine è stata analizzata la qualità chimica e biologica di diversi corpi idrici alimentati da permafrost ed è stato redatto un rapporto sullo stato delle acque influenzate da permafrost e su quelle non contaminate.

Inoltre, l’esistente sistema di monitoraggio del permafrost, ancorato a livello internazionale, è stato aggiornato e ampliato per garantire in futuro la registrazione delle variazioni del permafrost dovute ai cambiamenti climatici. Sul versante settentrionale del massiccio del Sella, nelle vicinanze di Passo Gardena, sono stati eseguiti due carotaggi nel rock glacier Murfreit (in prossimità del Lech dl Dragon). Le carote di ghiaccio estratte sono state spedite al rinomato centro di ricerca Byrd Polar Research Center dell’Ohio State University che prosegue nella loro analisi.

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