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Rifiuti: una road map per come trattarli al meglio e guadagnare

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
gestione rifiuti

gestione rifiutiWaste End: potrebbe essere il nome di un film avveniristico e invece è il titolo del rapporto sui rifiuti industriali/urbani che Fondazione Symbola ha appena presentato a Milano delineando una sorta di road map di quello che il nostro Paese potrebbe aspirare a gestire nei prossimi 5 anni.

Ovvero: ridurre di due terzi i rifiuti avviati in discarica (dal 38% al 12% del totale); raddoppiare la raccolta differenziata (dal 43% all’82%), tagliare il rifiuto urbano residuo indifferenziato a un terzo (dal 57% al 18%), più che dimezzare l’incenerimento (dal 17% al 7%). Una sfida ambientale che porta con sé una buona sana e onosta economia di territorio che comprenda pure una filiera industriale che ancora deve organizzarsi (anche se le potenzialità ci sono).

Di fatto, sempre il rapporto Symbola (elaborato anche grazie al supporto di Ambiente Italia e il patrocinio di Kinexia) ragiona sulla potenzialità di nuove imprese e occupazione: per un ammontare di 22.000 occupati in più (+37%), effetto di una forte crescita nei settori a più alta intensità di lavoro (soprattutto nella raccolta e preparazione al riciclo). Nel settore del riutilizzo si genererebbero fino a 10.500 nuovi occupati.

Il valore della produzione nell’industria di preparazione, sempre secondo il rapporto, passerebbe da 1,6 miliardi attuali a 2,9 miliardi. E anche la manifattura riceverebbe una spinta dalla sistematica disponibilità di materia prima seconda. Una rivoluzione che converrebbe all’ambiente, meno risorse utilizzate e meno emissioni (fino a 19 milioni di tonnellate di CO2), alla filiera del recupero, alla manifattura, ma anche ai cittadini con una riduzione di circa il 20% del costo di gestione dei rifiuti urbani.

L’obiettivo di questo lavoro sui rifiuti italiani è dunque quello di raddrizzare la gestione e farne un trampolino per dare nuovo slancio all’economia.

“Sono ancora troppe le ombre di questo settore” è l’opinione del presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci “e anche se siamo campioni europei nell’industria del riciclo, a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4), molta strada si deve ancora fare sulla frontiera avanzata del Waste End”.

Tra i possibili ostacoli a questo obiettivo sono le poco chiare politiche messe in campo mancanza dei decreti attuativi. Ma secondo Pietro Colucci, Presidente e ad di Kinexia una mano la potrebbe anche dare la svolta sui termovalorizzatori.

“Lo scenario tendenziale a dieci anni potrebbe essere la fine di questi” spiega Colucci “come soluzione primaria allo smaltimento e la decisa riduzione delle discariche, che saranno destinate ai soli scarti non recuperabili, ispirato proprio alla logica del zero waste. Il Paese ha bisogno di moderni centri del riciclo, dove entreranno scarti e usciranno materie prime e dove il rifiuto verrà messo a dimora solo se non più recuperabile. È l’inizio di un cambiamento epocale nel modo di concepire e gestire i rifiuti, che da scarti diventano risorsa. Un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e con importanti ricadute occupazionali”.

Il principio ispiratore di tutto ciò è appunto quello, raccolto anche dalla Commissione europea nel pacchetto dedicato, proposto il 2 luglio 2014, dell’economia circolare: un modello non più lineare, dalla materia al prodotto al suo smaltimento, ma pensato per potersi rigenerare.

Che parte dalla progettazione di un sistema più efficiente nell’uso di risorse: con l’utilizzo di fonti e risorse rinnovabili; con chi produce (e anche chi consuma) responsabile dell’intero ciclo di vita del prodotto; con una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per il disassemblaggio, il riciclaggio e il riutilizzo.

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