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Olio di palma: le piantagioni minacciano l’habitat africano

pubblicato il: - ultima modifica: 2 Gennaio 2019
olio di palma

Alla vigilia della Giornata internazionale delle foreste, promossa per il 21 marzo dalle Nazioni Unite, Greenpeace torna a denunciare i pericoli che in Africa centrale corrono gli habitat di specie molto rare di primati, minacciati dall’espansione di piantagioni industriali, come per esempio quella dell’olio di palma.

Alcune immagini satellitari, in possesso di Greenpeace Africa, mostrano come più di 3mila ettari di foresta pluviale al confine con la Riserva faunistica di Dja, nella regione Sud del Camerun, siano già stati distrutti per far spazio a coltivazioni di caucciù e olio di palma in concessione alla società cinese Hevea Sud. La riserva è patrimonio mondiale dell’Unesco e ospita gorilla, scimpanzé e mandrilli.

Un’indagine condotta nello scorso mese di dicembre proprio da Greenpeace Africa ha inoltre rivelato che la società camerunense Azur sta puntando a convertire in piantagione di olio di palma una vasta area della fitta foresta nella regione Littoral ​del C​amerun.

Habitat e animali a rischio per le piantagioni di olio di palma

Gran parte di questa è adiacente alla foresta di Ebo, dove dovrebbe essere istituito un parco nazionale e dove vivono numerosi mammiferi, come gli elefanti di foresta, e svariate specie di primati a rischio estinzione.

Tra questi, il drillo, un esemplare di scimmia molto rara, che è possibile trovare soprattutto in Camerun, e la sottospecie di scimpanzé Nigeria-Camerun, uno dei primati più minacciati al mondo a causa della distruzione del suo habitat per disboscamento illegale, del bracconaggio, del commercio della carne di animali selvatici e degli effetti del cambiamento climatico.

Le concessioni ad aziende agroalimentari su scala industriale, spesso di proprietà estera, sono assegnate nell’Africa occidentale e centrale senza una vera e propria pianificazione territoriale.

Ciò può causare conflitti sociali, quando la deforestazione avviene senza il preventivo consenso delle comunità locali, e può avere impatti molto negativi sulle specie in via di estinzione che appartengono a quell’ecosistema, dato che molte concessioni vanno ad accavallarsi in aree forestali ad alto valore di biodiversità.

Il bacino del Congo è la seconda area di foresta pluviale più vasta al mondo. Il suo ecosistema ricco e variegato fornisce cibo, acqua potabile, riparo e medicine per decine di milioni di persone. La conservazione di queste foreste è di vitale importanza nella lotta contro il cambiamento climatico.

Ma l’area a rischio è in aumento, minacciata della crescente domanda globale di risorse, dalla corruzione e dalla scarsa applicazione della legge.

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