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Test del dna per il vino, meglio del certificato DOC

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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vini docIl progetto che l’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr) del Cnr di Palermo ha svolto in collaborazione con la società di ricerca e sviluppo Bionat Italia porterà alla realizzazione di kit portatili per sottoporre il vino al test del dna e stabilirne con certezza l’origine.

Poche gocce e in soli 30 minuti sarà possibile, tramite l’identificazione genetica delle sequenze dei vitigni e il successivo confronto con quanto riportato nelle etichette delle bottiglie, tracciare l’origine di un prodotto, tutelando consumatori e produttori da informazioni mendaci e truffe.

Oggi, i vini certificati geneticamente sono già disponibili presso cinque cantine siciliane che hanno aderito al progetto e grazie ai risultati ottenuti Bionat Italia ha in programma di industrializzare e commercializzare strumenti portatili di rapido e semplice utilizzo, anche al fine di contribuire alla valorizzazione delle produzioni vitivinicole di qualità.

“Queste tecniche modificano radicalmente l’approccio delle attuali certificazioni doc, dop o igp basate sul solo monitoraggio dei processi di produzione” spiega Francesco Carimi dell’Ibbr-Cnr “La caratterizzazione genetica, infatti, permette di individuare in maniera definitiva, attraverso analisi molecolari, i vitigni utilizzati nella vinificazione, rilevando subito la presenza di eventuali adulterazioni”.

La ricerca, realizzata nell’ambito del Piano di sviluppo rurale della Regione Sicilia, rappresenta un ulteriore sviluppo degli studi già intrapresi dall’Istituto nel settore della tracciabilità dei prodotti agroalimentari. Un ambito di ricerca che contribuisce anche a far riscoprire varietà minori di interesse locale dimenticate dai mercati.

“Il vino è storia, cultura, racconto del territorio” conclude Carimi “Attraverso le nostre analisi spesso riusciamo a coniugare l’obiettivo della tracciabilità con il riconoscimento o la riscoperta di vitigni tipici da valorizzare e da tutelare, per esempio consultando testi antichi o raccogliendo i racconti di vecchi contadini, la vera memoria storica del nostro Paese”.

L’articolo originale, Il vino Dna più sicuro del Doc, è stato pubblicato sull’Almanacco della Scienza del CNR.

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